Leggo da più parti in questi giorni lo stesso titolo o simili nelle pagine vaticaniste (anticlericali?) dei quotidiani nazionali: “la Crisi della Chiesa cattolica”.
Quando leggo queste pagine che riportano indiscutibili scandali del giorno d’oggi anche tra le fila del clero non posso non pensare che a scriverli siano serissimi giornalisti che vedono le cose da una prospettiva del tutto esterna alla Chiesa stessa. La quale talvolta per un cattolico attento risulta al limite del risibile.
Se con “crisi” intendiamo il significato etimologico greco di “bivio”allora non è la Chiesa Cattolica ad essere in crisi ma tutta la società umana in particolare occidentale. Siamo a un punto di svolta e la Chiesa Cattolica (gerarchie ma soprattutto fedeli) partecipano di questa grande opportunità di vivere questo tempo di grazia. (Non dimentichiamo che il cristianesimo delle origini vide e visse la crisi dell’Impero Romano dando un contributo non indifferente).
Se con crisi intendiamo le tempeste cui è sottoposto il mondo cattolico (per colpe proprie ma anche per agenti esterni!) allora parliamo di cosa diversa. E viene subito in mente il passo del Vangelo nel quale Gesù dorme nella barca sballottata dalle onde e gli apostoli agitati cercano il Signore. “Non ti importa che moriamo?” E Gesù alzatosi: “Uomini di poca fede, perché dubitate?” Chi vive la Chiesa sa con assoluta certezza che non è né il Papa, né le Istituzioni a condurre la Chiesa ma il Signore stesso. E se a lui piace lasciare la nave di Pietro in balia delle onde ha un significato profondo nel testare la nostra fede. E’ interessante vedere le reazioni. Gesù dorme. Quindi come Abramo ai suoi tempi fece, è bene trovare noi stessi una soluzione. Una idea interessante. Ma la Bibbia ci dice a chiare lettere che non funziona. I teologi di frontiera sono avvertiti.
Altra soluzione: scoraggiamento. Esatto contrario. I catastrofisti cattolici e non sono avvertiti. E’ la giusta ricerca di Gesù che porta la soluzione perché (notare bene) è Gesù che ferma il vento e calma le acque. Non gli apostoli lamentosi.
Perché in questo i piccoli e gli umili sono avvantaggiati rispetto ai sapienti e agli intelligenti? Perché sanno stare al loro posto.
La vera preoccupazione, ansia pastorale a fronte dei fatti di cronaca che coinvolgono alcuni membri della Chiesa cattolica è piuttosto un’altra: quella di Gesù quando si chiede “Ma il Figlio dell’Uomo quando verrà troverà ancora la Fede sulla terra?” Questo dipende da noi popolo di Dio! Soprattutto da come reagiamo di fronte a scandali e persecuzioni.
Proprio mentre riflettevo su queste cose mi è apparso sotto mano un’articolo del Corriere della Sera a firma di Vittorio Messori di mercoledì 7 luglio scorso dal titolo “L’immutabile destino della Chiesa: trionfante e sofferente”
Merita una lettura attenta.
Wiwesh.
Eccone di seguito parte
LA FEDE E LA SOCIETÀ SECOLARIZZATA
L' immutabile destino della Chiesa: trionfante e sofferente insieme
la Chiesa cattolica è davvero in grave difficoltà? In realtà, teologia ed esperienza storica mostrano che sempre è stata, e sempre sarà, al contempo triumphans et dolens. Come il suo Fondatore sarà sempre, parola di Pascal, viva e feconda e, al contempo, come agonizzante. Clero indegno, tra abusi sessuali e affarismi? Nessuna sorpresa, essendo, nel suo volto umano, sia casta che meretrix, sia madre dei santi che rifugio e patria dei peccatori. Perseguitata? Se non lo fosse, smentirebbe il monito del Cristo ai discepoli, che non possono avere sorte diversa dal Maestro. In decadenza numerica, quanto a praticanti e vocazioni? Doveroso, in fondo, poiché il suo destino, come prevede il Vangelo, è di essere «piccolo gregge», «lievito», «sale», «granello di senape». È semplice catechismo. Sbagliano, dunque, coloro che si avventurano in improbabili analisi, immaginando un Benedetto XVI «angosciato» per questo tipo di problemi. Proprio per la sua prospettiva di fede, papa Ratzinger è molto addolorato, e non manca di dirlo pubblicamente ma, al contempo è lontano dalla «angoscia». Quando mi descriveva la situazione inquietante, della Catholica nella tempesta postconciliare, mi permisi di chiedergli se, malgrado tutto, le sue notti fossero tranquille. Mi guardò sorpreso: «Perché non dovrei dormire? Dobbiamo fare, tutti, il nostro dovere sino in fondo. Ma saremo giudicati da Gesù sulla buona volontà, non sui risultati. La Chiesa non è nostra. Noi siamo solo l' equipaggio di un barca che è Sua, è Lui che tiene il timone e stabilisce la rotta. Sappiamo che ci saranno tempeste, anche terribili, che le sofferenze di ogni tipo non mancheranno ma sappiamo anche che non affonderemo e che prima o poi arriveremo al porto». Se «angoscia» c' è, nel papa, non è certo per tribolazioni spesso provvidenziali, in ogni caso già annunciate venti secoli fa. C' è un sospetto di angoscia, semmai, per la constatazione - che in lui è sempre stata lucida e costante - che è proprio la fede che oggi fa problema. Nulla può turbare il Pastore, se nel clero e nei laici regge la fiducia nella esistenza di Dio, nella verità del Vangelo, nella Chiesa come corpo del Cristo. Nulla può stare in piedi, invece, se ci si convince che ci sono Caso, Materia, Evoluzione cieca al posto di Dio; che la Scrittura non è che un' antologia caotica di remota letteratura semitica; che la Chiesa è una multinazionale affaristica o, a esser benevoli, la maggiore delle Ong, una Croce Rossa con l' hobby della religione. Per due volte, solo negli ultimi mesi, Benedetto XVI ha ripetuto - e ogni volta, sì, con un sospetto di angoscia -: «La fede rischia oggi di estinguersi come una fiamma che non trova più alimento». A Fatima ha ricordato l' equivoco di tanto attivismo clericale, che si affatica sulle conseguenze morali, politiche, sociali da trarre dalla fede, senza però interrogarsi sulla verità e credibilità di quella fede. Cosa che, oggi, non è affatto scontata. (...)
Vittorio Messori
Etichette: riflessioni
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