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Laicità è un valore. Come tutti i valori, per essere definiti tali, non è escludente. Il valore della laicità include in sé tutte le prese di posizione di fede. E’ un valore super partes Appartenere a una religione è sempre una scelta. Indipendentemente dal background culturale in cui si nasce. Quindi ogni scelta religiosa è una presa di posizione. Cristianesimo, ebraismo, islam, buddismo, induismo, religioni orientali. Ma anche ateismo. L’ateo ha prende una posizione e fa una scelta religiosa ben precisa che è quella non religiosa. Ma in quanto presa di posizione essa è una scelta e una scelta di fede specifica. Questa scelta fa si che l’ateismo sia né più né meno da considerarsi a livello di qualsiasi presa di posizione religiosa. Il valore della laicità dunque tiene in conto questa realtà e dà spazio ad ogni presa di posizione nella stessa misura.
Un valore che diventa ideologia assume sempre un “ismo” finale. E’ il caso del laicismo. E una ideologia non è mai una realtà superpartes. Un valore si misura nella sua qualità includente. Mai escludente. Le ideologie di parte, gli ‘ismi’ come il nazismo, il relativismo, … hanno la caratteristica di essere escludenti e totalizzanti.
Come distinguere dunque il valore della laicità dall’ideologia laicista? proprio dal carattere includente o escludente.

Lo stato è laico quando garantisce in sé, nel limite della civile convivenza, che tutti abbiano diritto di espressione ma naturalmente secondo le regole della democrazia: tutte le posizioni hanno diritto di esistere ed essere rappresentate ciascuna secondo il proprio peso nella società, secondo il modello democratico. Anche le posizioni religiose e non religiose quindi devono avere il proprio spazio di libertà secondo le regole democratiche del paese

La scuola è laica quando tiene presente tutte le istanze umane presenti in essa dando spazio a ciascuna di esprimersi liberamente nel limite della civile convivenza. La scuola è laicista e quindi escludente e totalizzante (e non più super partes) quando esclude ad esempio la dimensione spirituale e religiosa dal proprio orizzonte educativo. Altrimenti la laicità sposa una professione di fede specifica che si sovrappone all’ateismo diventando escludente e totalizzante.

A volte, oggi, soprattutto nel pensiero scientista, l’ateismo sembra ricoprire il ruolo di super-partes diventando un valore ulteriore. Questa però è una supponenza non razionale e di parte. Di qui se la posizione dell’ateo vuole arrogare a sé il valore della laicità, si macchia di una appropriazione indebita. E quando il pensiero laico va in questa direzione entra in una dimensione di parte escludente perdendo la sua caratteristica di valore.

Non è difficile quindi cogliere la differenza tra valore della laicità (super partes) e laicismo (che sposa una particolare professione di fede che è quella del non credente).
A noi il compito e il dovere di riconoscere e non tacere quando laicità diventa laicismo.


Ives Coassolo

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