L’ultima volta che ho visto Enrico ero in macchina. Passavo come lui (a piedi) nei pressi del Cottolengo. Ho pensato a una visita di controllo. Passo svelto. E qualche giorno dopo l’immagine toccante del suo ricordo. Una celebrazione che assomigliava più alla festa che si fa in Paradiso per un giusto che entra piuttosto che il doloroso commiato terreno di chi se ne va per sempre.
Non ho avuto molte occasioni per stare e parlare a lungo con Enrico ma riconosco nel ricordo dei figli un uomo che ti mette a tuo agio. Gli occhi semplici e profondi. Io devo molto a Enrico e alla sua famiglia: la realizzazione di un sogno. Credo che la gratitudine maggiore sulla terra la dobbiamo proprio alle persone che permettono di realizzare i nostri sogni.
Da quando avevo 14 anni mi sono innamorato delle opere di Tolkien. Con il tempo e la consapevolezza anche del suo pensiero. Quando nel 2002 abbiamo messo in piedi l’opera teatrale del Signore degli Anelli avremmo voluto anche una cornice significativa che andasse fuori delle mura e delle sedie del teatro. Ma il tempo passava e la compagnia teatrale ha intrapreso la sua propria crescita. E’ stato grazie alla offerta generosa del parco del castello di Osasco che è ripartita la passione tolkieniana. In quel parco mi si offriva la possibilità di ricostruire la Terra di Mezzo ma soprattutto far conoscere l’opera e la vita dell’autore stesso. Una vita che stranamente (ma il Signore è un regista sopraffino) molto ha in comune con quella di Enrico. Per prima cosa la grande fede espressa dai due uomini e l’amore fedele alla Eucaristia quotidiana. Poi la grande capacità di “fare famiglia”. Quanto amore ha messo Ronald Tolkien nel crescere i suoi quattro figli. Quanto ne ha messo Enrico con i suoi!Il primogentito di Ronald si consacra interamente al Signore diventando presbitero cattolico nell’anglicana Inghilterra e così altrettanto la prima figlia di Enrico è monaca Trappista in Congo. Nelle intenzioni della funzione i parenti hanno ricordato Enrico per la sua capacità e vivacità nell’inventare giochi e iniziative per la famiglia e per gli altri e anche per la sua grande distrazione tipica di chi ama. Anche Ronald scriveva racconti e giochi per i suoi ragazzi. Racconti di cui noi ora beneficiamo ancora.
Due uomini di epoche diverse (ma non troppo: Ronald muore nel 1973). L’amore per gli alberi di Tolkien è ormai proverbiale. Tante le fotografie che lo ritraggono ai piedi di un albero con un libro o una pipa.
L’immagine che rimarrà nella mia memoria sempre con una gratitudine profonda è Enrico Cacherano di Osasco ai piedi del suo faggio, “l’albero delle feste”, che apre il primo Sentieri Tolkieniani davanti a tutti.
E in come in un sogno li immagino lì tutti e due, beati della luce celeste : che passeggiano , o magari vanno in bicicletta per i giardini celesti, fermandosi a sedere ai piedi di un grande albero a parlare delle loro famiglie, degli amici, guardarli dal cielo e benedirli con un sorriso.
Ives
Etichette: riflessioni
0 Comments:
Post più recente Post più vecchio Home page