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Povero Ilvio...

Non per discostarmi dal coro come al solito (non avrei mai creduto di farlo) ma non ne posso più di sentire lamentele sul premier.
Il nostro povero Ilvio. Non ho mai amato né la sua politica né il suo stile e continuo a non farlo. Ma mi urta enormemente il polverone mediatico che si è sviluppato intorno a lui. Non per quello che dimostra di fare o non fare per l’Italia. Ma per la sua vita personale. Vien proprio da citare il Vangelo: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Eppure si và giù che è una meraviglia. L’avete votato? Mò tenetevelo. O mandatelo a casa ma secondo il buon uso della ragione e della lotta politica. Si fa invece oggi dei personaggi scomodi un linciaggio mediatico che a ben vedere è uno scandalo ben peggiore delle presunte scappatelle (ben pagate) del premier. Perché denotano una morbosità del torbido, non dettata da qualsivoglia malattia mentale (come vorrebbe il buon senso) ma dettata da una precisa (e maliziosa) volontà di agitare le acque, mettere lo sporco in pubblico per accrescere il prestigio personale a discapito di colui che si vuole cancellare. Almeno gli antichi greci avvisavano il malcapitato con pezzi di argilla prima di eliminarlo. Non è forse dare scandalo agitare le persone semplici “contro” qualcuno? E’ lo stile farisaico di chi pensa di aver ragione. Come la folla agitata dagli ebrei contro Gesù. Non voglio fare del premier un Gesù italico naturalmente, anzi! Ma denunciare lo stile aggressivo ma non dettato dalla passione, ma da una volontà contorta e maliziosa.
Se il buon capo di governo si lascia andare a immoralità di vario genere, i suoi detrattori sono peggio di lui, se (come avviene) non hanno altri argomenti che sbirciare sotto le sue lenzuola. Senza contare che se badassimo alle lenzuola di giornalisti o politicanti non se ne salverebbe nessuno. Neanche io presumo tanto di me. Spostando l’attenzione sulle foto del bigolo presidenziale - pardon del “Valter” presidenziale, omaggio alla Litizzetto- che sembra fiocchino in giro per la rete, si distoglie l’opinione pubblica dai veri problemi del paese, dalle riflessioni intelligenti, dalla possibilità di guardare oltre. Ma tant’è. Ci piace fare i ben pensanti. Soprattutto quando nel mirino dell’opinione pubblica o dei media che la governa non ci siamo noi.
Ives

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