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Sono le 5.15 di martedì 18 agosto 2009. Lo spicchio di luna crescente fa ancora da padrone nel cielo blu che ancora non ha compreso che sta per giungere il mattino. Come il sottoscritto dopotutto. Solo una stellina fa compagnia alla luna e al sonno. Ma siamo pronti. Si carica la Fiat Testa Rossa di Silvia e alle 8.00 siamo già a Pragelato. Tappa caffè e poi via verso il Lautaret. Sali e scendi, scendi e Sali la Testa Rossa regge alla grande. Un po’ meno la mia pressione ma tant’è. Guida Schumacher Silvia. Scendiamo finalmente verso Grenoble e in men che non si dica siamo oltre Lione. Direzione Parigi. Evitiamo accuratamente l’autostrada e facciamo pranzo nei giardini di Bouroin Jaillieu. Il caldo è micidiale. Caffettino in un bar bettola ma il barista simpatico capisce che siamo italiani e ci saluta con un Ciao. Silvia ha preparato un pranzetto niente male e si riparte. Presto raggiungiamo finalmente la nostra prima meta. Cluny. Dove ci apprestiamo a visitare alla modica cifra di 5 euri e mezzo cadauno, le vestigia della più imponente e importante abbazia del Medioevo. Alla fine del giro che si presenta più arduo del previsto causa la scarsa organizzazione dei francesi, la delusione è colossale. Solo ruderi e senso di abbandono. Unica consolazione gli occhialini per vedere il video 3D della vecchia abbazia. Verso le 7 di sera dopo due ore ripartiamo. Vorremmo arrivare a Moulin ma non ce la faremo. Ci fermeremo a Paray Le Monial. In una comoda zona industriale vista parcheggio troviamo il nostro hotel dopo un bel po’ di giri. Una doccia e a cena. Finamente posso mangiare le fromage blanche. Anzi due perché a Silvia non piace.

19 agosto 2009
Sveglia ore 6.00. Ops le 6.30. Colazione ore 6.30. Ops alle 7.00. Ripartiamo. Torniamo nel centro di Paray le Monial per visitare la celebre basilica del Sacro Cuore e vedere S. Margherita Maria. A quest’ora il santuario non è molto affollato se non dai pellegrini che vanno e vengono con i bagagli in partenza o in arrivo. Molto meglio di Cluny. E poi si sente: Paray è un santuario vivo!
Tappa autogrill o simile ed eccoci a Bourges verso fine mattinata. Ce la prendiamo comoda e vediamo la famosa Cattedrale. Bellissima. Fu la sede episcopale di Lefevre. E poi a pranzo in una area di servizio poco dopo abbiamo avuto ospiti. Un branco di galline in fuga (ma da dove poi?) avendoci visti sederci al tavoli si sono invitate a pranzo. Peccato non aver avuto una bella padella!
Ripreso il viaggio verso Tours. Da lì in poi verso Angers costeggiando la Loira con dei bellissimi castelli a lato da vedere passando. Tra una foto e l’altra dalla macchina ci siamo anche fermati per una bevuta (il caldo era intenso. Fortuna che c’era il climatizzatore della Testa Rossa). Durante la sosta non solo abbiamo visto il bellissimo paesaggio del grande fiume ma abbiamo persino messo i piedi a bagno nella Loira. Le foto provano l’avvenimento. Paghi dell’avventura, ma pressati dal tempo, riprendiamo il viaggio. Anger è ancora distante. Quando la raggiungiamo vi troviamo un castello in centro alla città simile al maschio Angioino di Napoli ma un po’ più piccolo. Ma l’assonanza sarà un caso? Lasciando sulla strada questa domanda filosofica ci fermiamo più avanti, quasi in dirittura di Nantes per vedere il castello di Oudon, un grazioso paesino sul fiume Havre. Un unico bar affollato e un incantevole paesaggio dato dallo scorrere lentissimo del piccolo fiume navigabile attorniato da salici e altre fronde coloratissime. Il castello è molto semplice: una torre unica, molto ampia con un bastione tutto attorno. In cima la bandiera a strisce bianche e nere con il piccolo riquadro degli ermellini. Ebbene sì: siamo giunti ormai in Bretagna!
A Nantes ci riposiamo nel solito bed end brekfast da quattro soldi. Questo qui anche solo tre e li vale tutti (pochi): F1 si chiama l’hotel ma forse proprio a ricordare che se ci si mette piede si corre via velocemente il giorno dopo: niente bagno in camera. E i bagni comuni, come anche le docce, sono di plastica e ricordano tanto i bagni chimici tanto cari a chi ha vissuto numerose GMG.
Ma tant’è una notte passa in fretta.

20 agosto 2009
Ci svegliamo all’alba con un cielo plumbeo. Ormai la nostra meta è vicina. Vannes dista ormai solo più una trentina di km. Nel tragitto ci fermiamo a Pont Chateaux, dove vi è un bellissimo santuario con una riproduzione di un calvario a grandezza naturale voluto e fondato niente meno che dal Grignon de Monfort. I duchi di Monfort erano i grandi sovrani della Bretagna per lungo tempo. Ci fermiamo giusto il tempo di qualche foto e un caffè. Una preghiera al Monfort e via. Andiamo a cercare un alloggio per i prossimi giorni. Lo cerchiamo sul mare. Siamo molto fortunati. Un b&b appena fuori Carnac. Non lo troviamo subito. In realtà il numero ci porta al n° 10 di Kervenden. Una casa privata. A prima vista soltanto. Si tratta di una casa famigliare che una gentilissima signora o signorina, Annie, gestisce come un b&b. ci tratta come dei re ed è attentissima. La casa è bellissima, accogliente, spaziosa e tutta per noi. E’ abitata. Da Lei ma ora che ci siamo noi, la signora Annie, e sua mamma anche non la usano. Tutto è pulitissimo e grazioso. Una tipica struttura di casa bretone, con il tetto spioventissimo anche dentro la casa sembra fatta come la chiglia di una nave al contrario. Ci apprestiamo a prendere possesso dell’alloggio senza che ci chieda uno straccio di documento. Si fida dice. Spettacolo. Anche questa è una meraviglia della Bretagna: le case non hanno cinte. Solo piccoli muretti bassi, facili da superare che delimitano il giardino sempre ben curato. Una volta lasciati i bagagli ci apprestiamo ad andare a Visitare Vannes e il cugino Roger. Che ci accoglie con il suo solito calore e con la sua cucina semplice ma efficace. Patè, pomodori ripieni con naturalmente un fondo di riso in bianco. Dolce fatto da lui in casa. Dopo una breve siesta è ora di andare a visitare Vannes. Tantissima gente francese ma anche stranieri affollano le stradine del centro storico. Difficile trovare parcheggio. Ma ce la caviamo e visitiamo la cattedrale, e le stradine su cui si affacciano le tipiche case bretoni con i travi a vista che sorreggono il tetto acuminato con il loro intrecciarsi con i mattoni. Un tuffo nel passato. E’ la volta di andare all’aperitivo e poi di lasciare Roger. Mi spiace un po’ partire è davvero sempre un po’ morire. Eppure si deve fare così. Toriniamo in centro per la cena e mangiamo dentro un antico torrione una speciale crepes bretone fatta con farina scura.
Passeggiatina e poi a casa per la nanna. Domani è prevista una giornata di mare!!

21 agosto 2009
Ci svegliamo all’alba o quasi. Annie è già andata a lavorare. Noi conquistiamo la cucina e carburiamo di caffè latte e marmellata fatta in casa. Manco a dirlo tartine di burro salato (tipico bretone) su più classiche baguette. All’alba delle 9.00 ci mettiamo in viaggio per cercare una spiaggia. Scegliamo la borgata di San Colombano, cui sono particolarmente affezionato. Ci fermiamo a visitare la fontana di San Colombano. In Bretagna si dice che ogni fontana (di solito dal nome di un santo) abbia qualche proprietà. Quella di San Colombano si dice abbia la virtù di far sparire la follia. Silvia e il sottoscritto ci troviamo d’accordo: è la nostra fontana. Entriamo poi nel villaggetto davvero caratteristico di San Colombano dove le tipiche case bretoni non hanno le ringhiere alle scale esterne. Sembra perché così le mogli di un tempo potevano controllare i mariti nel caso di ubriacature: se avevano alzato il gomito difficilmente arrivavano in casa senza cadere dalle scale. Un ottimo deterrente!
Dopo aver visitato la chiesetta di San Colombano, che è uno spettacolo ci accingiamo a percorrere un sentiero tra le case. Poi le case si diradano e il sentiero diventa sabbioso e quasi per miracolo ci ritroviamo sulla costa. Torniamo a prendere le cose da spiaggia in macchina e di nuovo sulla costa. Ma qualcosa sembra mancare… il mare! In effetti è tempo di bassa marea. Fino alle 12.20 il mare si ritira lasciando uno spettacolo di barche posate su un fianco, di melma e piccoli crostacei e molluschi alla portata di tutti. Passeggiamo così “in fondo al mar” e senza linguaggio figurato. Raccogliamo qua e là conchiglie dalla forma particolare e raggiungiamo il limite lontano dell’acqua per bagnare almeno i piedi. La costa è ormai lontanissima. Più avanti a noi lunghi banchi di ferro sono posti dai pescatori per far attecchire le conchiglie e allevare cozze. Quando il mare si ritira basta andare a raccoglierle.
Molti turisti viaggiano in fondo al mar con secchiello a raccogliere frutti di mare. Il più curioso è il turista con il salino in mano… Ad un tratto si china, versa un po’ di sale dentro un buco sul terreno melmoso ormai quasi asciutto ed ecco.. dopo qualche secondo spunta su uno strano essere: un mollusco dalla forma lunga e affusolata e dalla conchiglia a forma di coltello a serramanico. Cannolicchi si chiamano in italia. Les couteaux in francese. Non so se sono buoni a mangiarsi, sicuramente sono divertenti da pescare.
Paghi della passeggiata è ormai mezzogiorno cerchiamo un posto sulla spiaggia poco più il là dove poggiare il telo mare e fare un riposo. Ci stupiamo perché altri turisti non approfittino di mettersi avanti.. lo capiamo più tardi ma nel frattempo ci adeguiamo alla massa e ci posizioniamo in una zona di sabbia asciutta, finissima, quasi bianca. Quasi a ridosso dell’argine in pietra della passeggiata del paese. Tra un riposino e l’altro passano le ore. E ad un tratto le onde si fanno sentire più intense… ed ecco che il mare si è alzato quasi a lambire i nostri teli. Dove un paio d’ore prima non c’era niente per lunghe centinaia di metri.
E’ strano fare il bagno nell’acqua dove prima ci mettevi i piedi. Tra l’altro siamo finiti in una spiaggia di windsurfer e bisogna fare attenzione a non farsi travolgere da una tavola. Riposiamo ancora un po’ alla brezza leggera e fresca della spiaggia. Verso il tardo pomeriggio iniziamo a risentire del sole… troppo tardi! Una bella scottatura niente male. Rossi come granchi bolliti (silvia un po’ di più) ce ne andiamo dalla spiaggia. Visitiamo il centro di Carnac e la sua farmacia a caccia di un doposole. Altro che freddo di Bretagna!!
Cotti a puntino andiamo a cena a Trinitè sur Mer a mangiare le moules frites, cioè le cozze marinate con patatine fritte. L’idea è di andare poi a Carnac a vedere i fuochi di artificio ma Silvia non si sente bene e neanche io sono in forma a causa del troppo sole. La pelle fa male a contatto dei vestiti perciò porto a casa silvia, faccio ancora un giro nel paese e poi rientro anche io. La notte porta frescura, speriamo!

22 agosto 2009

Sveglia non troppo presto. Colazione senza croissant stamattina. Annie visto che ieri non li abbiamo mangiati ha pensato di non comprarli. Pazienza. La giornata è uggiosa ma le nostre scottature non si lamentano. Solo il sonno di quando in quando sembra avere il sopravvento. Ci aggiriamo stamattina nei dintorni di casa alla ricerca di dolmen e menhir. Sembrano ben nascosti perché all’inizio giriamo e giriamo nei boschi senza risultato. Però anche solo passeggiare in questi boschi dall’aspetto così insolito pieni di querce e muschi ha il suo fascino. Facendo un lungo giro a piedi aggiriamo la strada asfaltata per raggiungere i menihr sparsi per gli “allineamenti”. Che cosa siano in effetti nessuno lo sa. Tombe? Osservatori astronomici? O semplicemente sistemi di difesa volti a scoraggiare e impressionare i nemici? Di fatto sono una realtà eccezionale. Ci fermiamo al negozietto che si affaccia sui campi dei megaliti per raccogliere souvenir e mangiare la tipica “galette” bretone: una crepes fatta però con grano nero e un po’ più corposa. Accompagnata rigorosamente da sidro “fait maison” davvero ottimo.
Un gattone bianco e grigio non fa una piega in tutta la marea di turisti (molti gli italiani a parte noi due) e continua a sonnecchiare su uno dei tavoli del bar. Si riparte a Carnac per fare ancora spese per amici e parenti. Non ho resistito alla tentazione di comprare una bandiera bretone da esporre … non so dove.. forse in casa! Di fatto mi sembra di capire che i bretoni non si sentano particolarmente francesi a parte la lingua.
La sera decidiamo di partire alla volta di Quiberon e vedere la famosa Costa Selvaggia. Si tratta di una penisola minuscola cui si accede attraverso un istmo che può contenere solo una piccola strada per le auto e una ferrovia. Al limite della penisola una città molto affascinante. Tipicamente marinaresca con il suo porto e con il suo mercato del pesce. Prima di giungere alla città ci fermiamo a metà e incontriamo una lunga spiaggia fatta di sabbia molto fine e di pietre. Davanti a noi finalmente l’oceano Atlantico, libero dal golfo e immenso. Le onde si frangono sulla riva verso il calare del sole e noi stiamo ad osservare il tramonto e il bagnino che si porta via ad un tratto il suo traliccio di guardia trainandolo sulle ruote in dotazione.
La sera, dopo ancora qualche acquisto, ci fermiamo a vedere un castello sulla riva del mare. Molto affascinante. Stile Harry Potter. Una ottima foto per uno sfondo. E poi via alla ricerca di un ristorante dove poter mangiare finalmente il piatto di frutti di mare.
Ci sediamo e ci concediamo una lauta cenetta: il piatto di frutti di mare servito su un letto di alghe consta di tre gamberoni, alcuni gamberetti, tre ostriche, quattro chiocciole davvero gustose, qualche grande vongola e un paio di piccole altre conchiglie. Attrezzati più che da ristorante da chirurghi, ciascun mollusco va estratto con un suo particolare arnese. Più che la fame può il divertimento. Assolutamente accompagnato da una buona bottiglia di vino bianco. Seconda portata: altre ostriche, quattro stavolta servite però calde e gratinate al formaggio. Il gusto non si addice tanto. Mare con contorno di parmigiano o simile. Adiamo alla terza portata. Per Silvia un piatto di cozze alla marinara serivite con patatine e per me un dos de loup con salsina. Cioè una sorpresa perché non ho capito niente. Finchè nel piatto mi sono trovato un filetto di non so cosa con una salsina niente male al vino rosso serivito con alcune verdure e riso bollito. Quarta portata. Ma prima facciamo il riassunto delle portate precedenti: piatto di frutti di mare, ostriche gratinate, cozze marinate, e dos de lou. Per finire dunque niente di meglio che un buon asiette de fromage. Indicato col pesce! Mah forse si poteva prendere un dessert al posto. Brie, Roquefort, e una simil groviera serviti con lattughina in salsina acida come il caglio. Si in effetti era meglio un dolce! Ma tant’è. Caffè d’obbligo. Sebbene sia quello francese, dopo tutta quella cena non se ne poteva fare a meno. Poi passeggiatina notturna verso la macchina che fortunatamente era adeguatamente lontana. E poi via verso la Fest Noz di Carnac. Ma ahimè arriviamo tardi al nostro alloggio. E domani è giorno di partenza. Per cui ci accontentiamo di sentire il vociare della festa e le musiche dalla nostra finestra. E buona notte.

23 agosto 2009 Domenica

La domenica si prospetta intensa. E’ il giorno della partenza. Salutiamo Annie con calore. Lei ci regala una delle sue marmellate speciali. Da gustare solamente una volta giunti in Italia! Partenza! Con un lieve magone ritroviamo la via dei megaliti in direzione Carnac per la messa delle nove e mezza. Ed ecco la nostra prima avventura del giorno. Passando vicino a un campo vediamo un uomo steso a terra. Non sappiamo cosa fare e non ci fermiamo. Ma il nostro senso civico ci impone di intervenire. Cerchiamo con fatica un posto di gendarmeria per segnalare la cosa. I gendarmi sono molto gentili e manderanno una pattuglia a dare una occhiata. Non abbiamo saputo come è andata a finire. Probabilmente si tratta di uno che ha alzato troppo il gomito alla festa della sera prima e non ce l’ha fatta a tornare a casa. Ma non sapremo mai forse l’accaduto reale. Speriamo non sia niente di grave. Nonostante la nostra buona civica azione arriviamo per tempo alla Messa. La chiesa è affollatissima. I Bretoni sono molto religiosi e sono la parte più cattolica della Francia. Il perché lo scopriamo più avanti nel tempo. Il parroco è un tipo deciso e alla fine ci saluta personalmente e in italiano. La parrocchia d’estate è abituata ad avere molti stranieri.
Partiamo finalmente. Nostra prima tappa è Guhenno dopo una fermata veloce di nuovo a Vannes per fare gli ultimi acquisti. Un paesino piccolo ma niente male. Proprio a fianco alla parrocchia (bretone) vi è un cimitero e un calvario. Un’opera d’arte tipica della zona. Bellissima riproduzione della Passione. Davvero impressionante. Entrando nella piccola e bellissima chiesa dal campanile svettante si sente pulsare viva la comunità parrocchiale. Si intuisce da tante piccole cose: i fogli dei canti, i fiori sull’organo oltre che da altre parti, una chiesa vissuta! Ma visto che è mezzogiorno prima di visitare il tutto ci fermiamo nel giardino antistante la chiesa dove sono approntati dei tavoli per fare il pic nic. Ci affrettiamo a prendere l’ultimo rimasto libero ma ci precede di pochissimo una coppia con un furgone. Gentilissimi ci offrono di sedere a tavola con loro, tanto sono solo in due. Mezz’età di Montpellier anche loro sono venuti in Bretagna in cerca di frescura. Mentre mangiamo ciascuno dalla propria parte del tavolo, chiacchieriamo amabilmente. Ci offrono pomodori e uno yogurt e noi allora sfoderiamo la nostra carta migliore: tiriamo fuori il nostro fornetto e la caffettiera e armeggiamo per fare il caffè. Naturalmente scateniamo l’ilarità dei nostri compagni di pranzo e offriamo il caffè. Ci scappa una foto e una risata. Lei (non sapremo mai il nome) accetta il nostro caffè. E poi lui sigaro e io la pipa ci dedichiamo a una amabile chiacchierata. Sono gli incontri amabili delle vacanze. Ci salutiamo presto perché la strada è ancora lunga per tutti. E dopo la visita anche noi ripartiamo poco dopo di loro. Questa volta la fermata sarà Josselin.
Il cugino Roger ci ha consigliato questa tappa ed è davvero speciale. Non era prevista la fermata ma ci troviamo in una cittadina con un castello sul fiume. Fa molto caldo e troviamo un parcheggio ombreggiato. La cittadina sembra fuori dal tempo: stile medievale, grande chiesa svettante e piena di gargoyle, Castello da visitare. Casette in stile molto carine e un museo della bambola da vedere in insieme al resto. Dentro la chiesa vediamo delle bellissime opere d’arte che richiamano i duchi di Bretagna. C’è una tomba di una coppia di sovrani stile “ilaria del carretto”, con tanto di levrieri ai piedi.
Nella chiesa notiamo dei pannelli moderni volti al pubblico che richiamano i danni della Rivoluzione francese. La Bretagna ha resistito alla rivoluzione francese. Perché motli danni ha fatto contro la religione. E non mancano le occasioni di farlo notare nei pannelli. Molte le opere d’arte bruciate o distrutte, come anche la statua miracolosa della vergine di Josslin, bruciata durante il terrore. Dopo la prima guerra mondiale le comunità diocesane con i rispettivi vescovi e preti (molti tra l’altro i sacerdoti che rifiutano il giuramento della rivoluzione e vegono esiliati e perseguitati). Uno dei cartelli dice “all’inizio i bretoni accolgono con gioia la rivoluzione ma poi la gioia si trasforma a causa dei numerosi atti contro la fede: statue distrutte, sacerdoti perseguitati, chiese rase al suolo.
Non possiamo che condividere l’impressione dei bretoni e sentirci un po’ bretoni anche noi contro la Rivoluzione francese.
Senza visitare il castello (ci vorrebbe una giornata intera) ripartiamo per la foresta di Broceliande. La prima tappa è il famoso castello di Trecesson, il castello della dama bianca uccisa lì dentro e che ancora infesta le sale. E’ il castello a pelo d’acqua che si specchia dentro. Bello. Non lo possiamo visitare dentro pechè il castello è privato come quasi tutti quelli che vediamo dopo. Andiamo a Paimpont la città cuore della foresta di Broceliande. Qui tutto richiama Merlino e i cavalieri. L’atmosfera è davvero strana, un po’ newage e questo non ci convince tanto. Nell’abbazia cuore del paese ha sede anche il municipio. Tutto sembra molto commerciale. Andiamo a cercare un luogo per dormire. E troviamo a qualche chilomertro a Concourt. Falene a manetta. Abbiamo ancora qualche ora di sole e andiamo a cercare il nostro obiettivo: la tomba di Merilno. Facciamo la strada in mezzo alla foresta dagli alberi davvero particolari. Sembra che parlino. C’è bosco e bosco come diceva Tolkien. Vediamo così l’anitco dolmen distrutto per farne ricerche, dove di dice ci fossero le spoglie mortali di un certo antico capo dei druidi, Merlino. Più che una tomba è il luogo dove la fata Viviana lo ha imprigionato. Noi rischiamo solo di perderci nei boschi. Poco più in là c’è la fontana dell’eterna giovinezza. Detta anche fontana di Viviana. Un pozzo rotondo di pietra con un po’ di melma al fondo. Decidiamo di tenerci i nostri anni e la nostra saggezza e non beviamo. Perché e se Sivia dice di essere giovane lo stesso.
La cosa curiosa è a fianco della fonte, una vecchia cava di pietra probabilmente, Al fondo ci sono tanti mucchietti di pietra a formare altrettanti omini. Attorno a ciascuno delle bacche o delle more e alcuni bastoncini incrociati a formare dei nomi. Deve esserci stata una specie di festa. Le more sono ancora fresche quindi l’incontro non risale a molto tempo prima. Chissà cosa significa. Abbiamo fatto le foto le invieremo a un sociologo. Però fa pensare che nella laicissima Francia ci siano queste realtà da spiritisti. Ciò significa che il bisogno di sacro è insito nell’uomo e se si blocca da una parte, rinasce dall’altra in altre forme.
Paghi e soddisfatti andiamo a gustare l’ormai tradizionale galette e una boulee di sidro a Poimpant. Niente male anche il servizio veloce più di quanto non pensassimo. Uno dei camerieri riusciva a portare fino a sei piatti in contemporanea. Incredibile.
Passeggiatina finale intorno allo stagno di Paimpont. Lontano dalla luce ormai oltre il crepuscolo lo stagno acquisa una magia tutta sua. L’antica abbazia si riflette nel lago. Il cielo inizia a imbrunire e compaino le prme stelle.. Di questa meraviglia non bastano le foto. E per la prima volta vedo le stelle che aumentano mano a mano che cala la notte rispecchiarsi nel lago. Stiamo sulle rive per un po’ poi l’aria fredda ha la meglio ci ritiriamo per concludere la giornata così intensa con un buon sonno.

24 agosto 2009 Lunedì.

Oggi è lunedì. Ultimo giorno di vacanza effettiva. Poi ricomincia il viaggio per tornare. Se Broceliande è la vera Calmelot stamattina ci siamo svegliati tra le nebbie Avalon! Partiamo così velocemente, direzione St Malo. Colazione veloce al bar. 2 euro vinti al gratta e vinci. Subito reinvestiti a vuoto. Saint Malo è una bella città di mare circondata da mura. La città dei corsari. Non può mancare la rhumeria! Facciamo il giro sul camminamento di guardia e vediamo così l’intera città anche questa fortificata dal Vauban. Silvia continua a fare foto a tema: i fiori de France, le coste de France….
Ci fermiamo a mangiare l’ennesimo piatto di Moules dopo aver visitato la cattedrale spettacolare nella quale riposa Cartier, lo scopritore del Canada. (non pensate subito ai gioielli, insomma! Venali!)
Subito ripartiamo per Mont Saint Michel ultima tappa delle nostre vacanze.
Arriviamo nel primo pomeriggio e una enorme folla di gente e di macchine avvolge il parcheggio del Monte. Esso si staglia davanti a noi, senza il mare attorno. Per la prima volta lo vediamo dal vivo. E’ impressionante. Entriamo nelle mura e facciamo di nuovo un salto nel tempo. Ai lati della strada principale si affacciano bouteque in case antiche. E poi scale e scale e scale per arrivare alla grande abbazia. L’ingresso è incredibilmente uguale a quello della Sacra di San Michele. E poi ancora scale in su e in giù. E un tuffo nel passato e nella spiritualità che incredibilmente resiste al tempo che passa. Il mont saint michel è ancora meta di pellegrinaggio per alcuni. Alcuni monaci sono ancora presenti sul monte. In efetti esso è una cittadina chiusa da mura e difesa dal mare che ha resistito anche allo scorrere del tempo. Molto bello. Peccato la folla troppo numerosa non permetta una visita più calma. Da ricordare il chiostro piccolino ma con colonnine talmente sottili da dare una impressone di spazio incredibile.
La chiesetta parrocchiale è a metà ed ha una bellissima statua di San Michele Arcangelo. Colpisce il melange di sacro e profano. Sembrano cose antiche e passate. Eppure presenti.
Un ultimo sguardo al monte e poi iniziamo il nostro viaggio di ritorno. Con un po’ di magone mentre nella pianura la strada si colora di verde e bianco delle pecore con lo sfondo del Mont St Michel.
Cerchiamo di ritornare già un po’ verso l’Italia e ci fermiamo a dormire a Fourgeres. L’ultimo (o il primo dipende dai putni di vista) paese della Bretagna. Ha un castello fantastico e un borgo medievale non ricostruito. E’ il vecchio centro del paese. Da visitare assolutamente la prossima volta. Concludiamo che i piccoli paesi sono meglio che le grandi attrattive turistiche. Peccato solo la pioggia intensa che ci impedisce un tour serale. Andiamo a dormire dei nostri soliti hotel F1.

25 agosto 2009

Giornata dedicata interamente al viaggio di ritorno. Viaggiamo tutto il giorno. Raggiungiamo di nuovo la valle della Loira, Passando questa volta per Orleans, nei pressi del quale ci fermiamo a mangiare in un self da centro commerciale. La particolarità di quelli francesi è che il piatto caldo te lo danno dopo che hai pagato alla cassa, fatto sul momento. Il contorno a volontà è gratuito. Tra i contorni figurna naturalmente la pasta asciutta.
Il pomeriggio si oscura e la pioggia ci riaccompagna. Facciamo in tempo a scendere a Roanne e poi giungere in serata tarda a Lione dove troviamo un B&B e ci concediamo una sosta in più ma in un albergo più comodo. Cena al kebab e poi alla tv l’equivalente di paperissima. I format televisivi sono tutti uguali! Un giorno in più di marcia rispetto al progetto. Ma tant’è. Domani ci aspettano le montagne!

26 agosto 2009. E’ il rientro. Tappa a Grenoble e poi su per le montangne. Il tempo è nuvoloso ma almeno non piove. Ormai le montagne non sono un problema. Ci fermiamo a mangiare pranzo a Briancon ma i tempi di attesa sono biblici. C’è anche un sacco di gente! Il localino è piccolo. E la cameriera carina ma io sento alzarsi la pressione e non vedo l’ora di ripartire. Finalmente si torna in macchina. E ben presto siamo a Pragelato. E’ la nostra Italia. Siamo felici ma stanchi morti. Presto sarà il momento di entusiasmare (!) gli amici con il nostro migliaio di foto. (potenza della nuova tecnologia digitale). Concludiamo che la prossima volta sarà meglio fare meno cose tutte insieme. Giunti infine a Bricherasio beach da dove siamo partiti ci rituffiamo in qualche giorno di pausa per riposarci delle vacanze. E poi…. Chissà!

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