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Ci sono dei momenti nella vita in cui tutto sembra spegnersi. E' allora che la Vita comincia a farsi sentire. Attraverso cose semplici. Come l'amicizia. Così, quasi per caso ho riscoperto o sono stato riscoperto da amici speciali. Per i quali devo dire grazie a Dio innanzitutto e poi ringraziarlo "a motivo vostro" per citare S. Paolo.
Di seguito ecco le conversazioni sul tema della vita, risposte e controrisposte al pensiero sulla vita che ho segnalato alcuni post fa...
Ringrazio gli amici che hanno accettato di rendere pubbliche le nostre conversazioni telematiche! Wiw.


VITA – BOTTA E RISPOSTA

Original Message -----
From: wiwesh
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Tuesday, February 10, 2009 2:23 PM
Subject: la vita non muore

Sono giorni tristi. Giorni nei quali la morte sembra prevalere sulla vita. Giorni nei quali le speranze di una vita migliore vengono meno. Giorni dove vince la cultura della morte. Prima Katiuscia e ora Eluana. La vita acquista sempre meno senso e sempre meno valore sotterrata da interessi egoistici o da pretesi assoluti quali la libertà.
Katiuscia, una volontà malvagia, crudele ti ha strappata alla vita terrena, a tuo figlio a chi ti ha conosciuta, a chi ti ha per poco ritrovata, a chi ora ti piange. A noi rimane l’angoscia nel trovare un senso alla tua morte perché la tua morte ci priva della percezione del senso delle nostre vite. Che senso ha vivere, là dove la vita non è accolta ma ostacolata? Che senso ha vivere là dove qualcuno pensa che la vita non abbia valore? Chissà se il tuo assassino sta pensando quanto vale la tua vita ora.
Eluana, una volontà calda e benevola ti ha strappata alla vita terrena per il troppo amore. a chi ti ha accudita, a chi ti ha incontrata, a chi ormai sei diventata famigliare a motivo della pacifica (ma non sempre inoffensiva) invasione mediatica. Morta per troppo amore. O forse per troppo amore a una idea, fragile appiglio per affrontare un dolore troppo alto. A noi rimane l’angoscia di vedere la morte invocata come diritto personale. L’amarezza di chi per questo non ti ha saputo salvare. Che senso ha la tua morte? Che significato ha una vita che non può esprimersi?
In questi giorni a Bricherasio sembra morire la speranza. l’ansia dell’incertezza, la sensazione di morte opprimente finchè la situazione non sia chiarita ci riempiono il cuore di rabbia, rancori, senso di impotenza e di paura.
In questi giorni a Udine sembra morire la libertà. Sotto l’invocazione della stessa. Sotto scroscianti applausi: è così che muore una democrazia! In nome di una assoluta libertà di decisione della propria esistenza viene preteso il permesso di sottomettere la vita a proprio piacimento.
Ma a Bricherasio nasce la solidarietà: molti hanno acceso un lume, hanno portato un fiore, molti hanno pianto. (Non vi dirò non piangete, perché non tutte le lacrime sono un male.)
A Udine molti hanno pregato e lo faranno ancora. Perché Eluana sia l’ultima vittima della morte dolce e arbitraria.
Cosa è un lumicino in mezzo a tante tenebre? Eppure il velo nero delle tenebre falso come la notte si lacera alla prima scintilla di luce.
La Vita non muore!
Ives



Dacché oggi sono a casa con la febbre alta, posso provare a cimentarmi nella risposta a questo pensiero. So che non sarò approvato dalla maggior parte di voi, ma il mio intento è proprio quello del dialogo, della non presa di posizione assolutistica, bensì della ricerca della verità attraverso il comune interloquire, secondo la più classica concezione socratico-platonica di crescita interiore e conoscitiva. Ives scrive di un momento buio, in cui la morte prevale sulla vita. Premetto di condividere pienamente questa considerazione, ma con alcune varianti esegetiche. Anzitutto, è indubbiamente vero che ciò che accade nel mondo risulta preoccupante: sembra di essere ormai giunti al termine di ogni epoca e di ogni realtà. I valori collettivi si sono frammentati in una miriade infinita di aberranti valori soggettivi, l'egoismo e il consumismo albergano nei nostri cuori, tutti siamo inevitabilmente smarriti. Cionondimeno, da buon storico, non posso fare a meno di osservare alcuni elementi, magari non meno inquietanti, ma comunque importanti. Dalla sua comparsa sul pianeta Terra, l'Uomo è stato caratterizzato da inaudita violenza e da astuta ferocia: gli stupri e gli omicidi, lo sfruttamento schiavistico e i massacri sono sempre esistiti, soltanto che al tempo degli Assiro-Babilonesi non passavano al telegiornale. Quest'ultimo peraltro (e la televisione in genere), soprattutto ma non esclusivamente in Italia, è un palese strumento politico di ottundimento delle coscienze: da quando le notizie si incentrano sul freddo e sull'influenza invernali, e sul caldo estivo, ovvero su ovvietà spacciate per scoop sensazionali, mi rifiuto di seguire gli altri Italiani nel dare retta ad un servizio così gravemente colluso con coloro che muovono i fili del mondo. Il senso di incertezza rende i mercati volatili, e questo permette a chi sa speculare di ottenere immensi profitti: potrebbe essere una chiave di lettura? Dunque, il senso opprimente di morte esiste, ma è reale, o è il frutto di una nostra paura, resa sempre più concreta dal bombardamento mediatico? Perché accanto a mille ragazzini che stuprano e uccidono, ve ne sono forse diecimila che non fanno nulla di male... Però, chi sta a casa a fare i compiti non fa evidentemente notizia. Non voglio negare l'Olocausto, con tutto ciò: il problema di un'oscuramento dei nostri tempi esiste, ed è reale. Ma è anche una sensazione ingigantita dal terrorismo psicologico di cui siamo tutti vittime. Sempre per rimanere in ambito storico-antropologico, ricordo che da cinquant'anni non si combatte una guerra in questo Paese: pur essendo un pacifista, non posso dimenticare l'efficacia della guerra nello sfogare le tentenze omicide dell'Uomo, e nell'impegnare e distruggere i soggetti violenti che, in tempo di pace, operano come criminali. Questo per cercare di comprendere perché così tanti atti di "guerra" urbana a danno dei più deboli. La pace non esiste: laddove uno Stato sia in pace con altri, sarà in guerra entro se stesso. Più spinoso il caso Eluana. Ciò che non comprendo, e mai ho compreso di questo eccentrico Stato che ospita al proprio interno una potenza straniera, il Vaticano, è l'incapacità di scindere religione e legge: guardiamo con l'orrore dell'ignoranza ai paesi islamici, ma non siamo troppo diversi. Molti sono i cristiani praticanti in Italia, ma l'italia non è solo loro. Che succede se io sono ateo, e la mia etica mi concede di rispettare la volontà di mia figlia, quand'ella era ancora in grado di esprimerla? Che debbo essere discriminato perché la legge dei cattolici impedisce che venga rispettata la mia etica laica? Quale differenza dunque tra il temuto mondo musulmano e il nostro? Vediamo la pagliuzza nell'occhio altrui e non la trave nel nostro? Per carità, qui non lapidiamo le donne adultere né facciamo altre amenità del genere, ma la mentalità di fondo con cui guardiamo al mondo è tanto diversa? Sono domande, affilate e crudeli forse, non verità assolute, ripeto. Lo Stato dovrebbe garantire divorzio, aborto ed eutanasia per chi nella sua eticità laica li ammette. I cattolici sono liberi di non usufruirne. Mica c'è scritto che siamo obbligati a divorziare, abortire o lasciarci morire... Poi, arriva il bello, ché, se finisse qui il discorso, naturalmente darei adito all'ulteriore frammentaione dei valori cui sono invece sostanzialmente contrario. Ho parlato di eticità laica. E di moralità cristiana. Possono convivere pacificamente, ma debbono essere diffuse entrambe. Il teologo gesuita canadese Bernard Lonergan parlava del fatto che, nel corso dei millenni, la Chiesa ha saputo abilmente perdere fedeli e credibilità, non riuscendo a stare al passo con i tempi. Forse, nel mondo in cui viviamo sarebbe opportuno cominciare a fare qualcosa di serio per recuperare il terreno perduto. Ma come ci si può permettere di riprendere in mano la situazione quando si perde tempo a condannare Harry Potter e "Il codice Da Vinci", a parlare di morale nelle piccole questioni della quotidianità con un ritardo millenario sull'evoluzione psicologica e biologica dell'Uomo? Consigliamo la verginità prematrimoniale a coppie che si sposano a trenta e passa anni? Il precetto nacque quando ci si sposava a quindici o dodici... I metodi contraccettivi sono vietati in un mondo sovrappopolato con più di sei miliardi di individui? Uhm... Sono perplesso: tutto questo non è dissimile dal prendere alla lettera che la Terra sia il centro dell'Universo. Ed ecco il risultato: la Chiesa va avanti da sola, sempre più lontana dal gregge, e le pecore si smarriscono e si trasformano in lupi per sopravvivere ai lupi... Talvolta, penso che il fastidioso conservatorismo della Chiesa in materia di vita quotidiana sia opera del Male (anche solo inteso in termini filosofico-psicologici) per distruggere la Chiesa dall'interno... Per fortuna, non tutti i sacerdoti e i fedeli sono così, beninteso. Non faccio di tutta l'erba un fascio. Vorrei solo provocare riflessione e smuovere le coscienze: affinché il cristiano sgomento dinnanzi al mondo che naufraga non creda di essere esentato dal cercare dentro di sé, e dentro la realtà. Ho parlato anche di etica laica: certo i non credenti non possono neppure essere lasciati liberi di fare ciò che vogliono, essi pure debbbono sviluppare una propria coerente forma di rispetto di sé e del prossimo. La mia idea personale, utopistica è che, mettendosi a ragionare insieme, cristiani e altri (atei/agnostici/laici/etc.) potrebbero giungere perfettamente in accordo se valutassero non in base a dogmi o egoismi, bensì in base a quei fondamentali lonerganiani che sono oggettivi e soggettivi al contempo, e che risultano l'unica via per superare il relativismo filosofico dei nostri tempi. Ad ogni buon cristiano che parla della morte degli altri, vorrei ricordare che non è sempre così facile valutare queste situazioni: ho visto mia mamma morire ad appena 52 anni, per un cancro alle ossa. L'agonia è durata tre anni. Invito anche il più fervente a vivere sulla sua pelle tutto questo prima di aprire bocca sul diritto alla vita. Esiste anche un diritto alla morte. E se Dio è così buono e misericordioso come lo si dipinge saprà perdonare chi, umilmente, non ha saputo reggere il peso di tutto questo dolore? E' questo il problema di una Chiesa che sta perdendo la lotta contro la natura tendenzialmente ferina dell'Uomo: si dogmatizza senza esperire. La teoria distaccata dalla realtà, però, è sempre stata destinata al fallimento.
Fabrizio. 10-2-09 h. 17.05


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Considerate le due missive di Ives e Fabrizio circa Eluana e, poi, più ampiamente su questioni di vita, morte, etica, vorrei anche io dire la mia.
La mia idea sull’eutanasia e sul diritto di morte è fondamentalmente semplice: sono d’accordo. Quando si è afflitti da una malattia grave, che impedisce alla nostra persona di compiere una vita normale, ci costringe ad un dolore costante e infinito, getta nel dolore i parenti e gli amici, quando una macchina ci tiene in vita buttando dentro il nostro corpo ossigeno cibo, acqua, si può avere diritto a scegliere di morire, poiché quella è non-vita.
Io ritengo sia assai facile fare tante parole, mille discorsi. Però bisognerebbe poi ritrovarsi in questa condizione, viverla. Poi vediamo cosa proviamo. Quando viviamo insieme alla malattia grave ogni giorno, forse ci si rende conto che vita è tortura, e un essere umano può avere dignità di morire, qualora la sua condizione sia solo fonte di dolore fisico e psicologico immane e costante. Si pensi a Piergiorgio Welby, ad Eluana, e a tanti altri le cui situazioni sono sconosciute ai media. Teniamo conto dell’esempio della mamma di Fabrizio. E io potrei parlare di mia nonna, devastata dalla demenza senile mista all’Alzheimer, che in tre anni l’ha portata ad una lenta morte. E’ orrendo vedere un parente consumarsi lentamente, giorno dopo giorno, fino a ridursi ad uno scampolo di essere umano, incosciente di tutto o quasi, in un letto di ospedale. Specialmente per persone attive ed energiche, come mia nonna. Così è stato per lei, scomparsa a 68 anni nel 1998, e per altri centinaia di milioni di persone nel corso della storia.
Credo che in un paese civile, un cittadino possa scegliere di farsi praticare l’eutanasia, di praticare l’aborto, di divorziare, di usare metodi contraccettivi. Un mio ex-amico agnostico, soleva ripetere di basare la propria vita su un concetto, un detto del buon Gesù: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Credo che implicitamente ciò contenga un altro dogma di sostrato: ogni azione che non produca nocumento a sé stessi, agli altri e a ciò che ci circonda, può essere compiuta. La mia filosofia di vita è questa. Pertanto, rifuggo qualsiasi precetto religioso che mal combacia con questa (per me) verità assoluta. Ad esempio, la religione fa bene a dire che non bisogna uccidere, e anche lo Stato lo dice, in quanto l’omicidio produce nocumento: una vita viene spezzata, e la famiglia ne vive il dramma.
Io però non abbraccerò mai teorie del tipo: preservati vergine fino al matrimonio, non commettere atti impuri (e con atti impuri intendo ciò che ben immaginate), non usare metodi contraccettivi, ecc… giusto per citare tra gli esempi più abusati.
Fare l’amore con la mia fidanzata non è un atto sbagliato. Esso è un atto che procura sensazioni piacevoli, ed una sensazione piacevole condivisa non è un peccato, né una cosa sbagliata. Concordo con Fabrizio quando dice che la Chiesa non riesce forse a vivere il presente, per cui perde fedeli, aggrappandosi a concezioni antichissime, senza essere al passo.
Tutto questo per dire semplicemente che ogni essere umano deve essere libero di compiere le azioni che vuole, senza che esse danneggino il prossimo. Ovviamente ci possono essere milioni di eccezioni, ma la mia legge di base è questa. Sono anche un po’ rammaricato per il fatto che sicuramente ci sono tante persone che certi dogmi e precetti li vivono senza neanche chiedersi se sia giusto o meno rispettarli. E’ un po’ come nell’esercito: si eseguono gli ordini, e se solo si prova a controbattere, sono problemi amari, come tanto cinema hollywoodiano militare ci insegna.
Il dramma di Eluana nessuno di noi può descriverlo. Tuttavia, se ella ha davvero espresso in vita l’opinione di non vivere attaccata ad una macchina, sono contento che dopo diciassette anni di Inferno la sua vita si sia finalmente spenta, ed ora è effettivamente in pace. Se Dio è un’entità che punisce coloro che decidono di abbandonare il fardello di un dolore straziante dovuto alla malattia, che fanno l’amore prima di sposarsi, che usano un preservativo, allora io non voglio seguirlo. Anzi, preferisco non credere in lui, perché l’idea dell’esistenza di un Dio malvagio è così orrenda che preferisco credere non ci sia affatto un Dio. Come dice il prete organizzatore del corso di Teologia che seguiamo io e Rita: E’ meglio un sano ateismo che una fede angosciata, meglio vivere una vita di gozzoviglie che credere in un Dio che vuole il nostro male e ci punisce.
Max. 10 – 2- 09 h. 19.03

Aggiungo un'osservazione alla risposta di Max. Anche l'aborto e l'eutanasia sono, a rigor di termini, omicidi. Paradossalmente, l'aborto, che è legale, è una questione ancor più delicata dell'eutanasia, poiché all'embrione non può essere chiesto di esprimere il desiderio di vivere o di morire. Non sono una donna, ma personalmente credo che rimarrei segnato profondamente, e in modo traumatizzante, se dovessi trovarmi a dover prendere una decisione così difficile. Per l'eutanasia, invece, c'è forse, talvolta, la possibilità di chiedere all'interessato. Che ha il diritto di decidere della propria vita secondo coscienza. Il nocciolo della questione, il "vespaio" che volevo sollevare è solo il seguente: siamo tutti così sicuri di poter decidere del dolore altrui, di poter egoisticamente proclamare la morte della democrazia per una questione che non ha dilaniato la nostra esistenza, ma quella altrui? Siamo un paese di ipocriti o di responsabili? Non sono ateo, non sono cristiano probabilmente, non sono agnostico, sono solo un uomo che cerca di porsi delle domande, e di rispondervi in modo intellettualmente onesto e dogmaticamente libero. Io il dolore della morte che arriva giorno dopo giorno l'ho vissuto indirettamente e inviterei chiunque parli sulla base di precetti libreschi a fare un salto a provare... Non voglio neppure nascondermi dietro ad un dito, e ammetterò in questa lettera i punti deboli del mio pensiero e dei miei sentimenti, affinché sia chiaro che sono qui per domandare a tutti, semplicemente, di essere onesti e di provare ad aprire il cuore, senza preconcetti, per giungere alla verità cercando, non obbedendo. Faccio un esempio. In quanto uomo, ho desideri sessuali che, sebbene con estrema cautela e rispetto della donna, intendo abitualmente soddisfare. Gli atti impuri citati da Massimiliano non mi preoccupano: se dovessi veramente farne a meno, la mia vita sarebbe assolutamente un inferno in terra, e non credo che Dio, se esiste, desideri rovinarmi il piacere di aprire gli occhi la mattina. Essi sono d'altro canto soltanto un sostitutivo (psicologicamente sano) dell'atto di unione con una donna. E' chiaro che questo atto comporta (ma, alla fine, prima o dopo il matrimonio indifferentemente) la possibilità di un concepimento, possibilità che si cerca di gestire con metodi anticoncezionali. E se non funzionassero? E' chiaro che, per chi come me vorrebbe proprio evitare l'aborto per questioni di etica e di morale, la risposta più semplice a tale domanda sarebbe: praticare la castità. Ed è qui che volevo giungere con questo esempio: non voglio fare il contestatore o l'anticonformista. Desidero solo mettere tutti noi nella condizione di aprirsi a se stessi, e di ragionare su ciò che ci circonda. Io non ho difficoltà a mostrare i miei limiti. Posso anche essere d'accordo con la Chiesa su certe questioni di morale sessuale, per esempio. Ma la Chiesa tiene conto della mia vita? Qui non parlo del farsi i propri comodi, ma di adattare alle difficoltà fisiche, psicologiche e spirituali di ognuno i giudizi, le valutazioni e i precetti. Certo, per semplificare dobbiamo anche generalizzare, ma poi puntare il dito contro chi sbaglia, e proclamare facili slogan senza vivere il dramma di cui si parla mi sembra il motivo per cui l'Umanità sta fallendo: chiusi ognuno nella sua rocca, nella fortezza del suo egoismo, chi ascolta più il pianto di dolore del vicino? Penso questo: Dio ci ha dato la vita e la possibilità di averne l'arbitrio, ma ci pone dinnanzi prove che non abbiamo scelto noi. Senza con questo giustificare tutto, perché, l'ho già detto, sono per il soggettivismo oggettivo lonerganiano, e contro il relativismo sfrenato e distruttivo, mi domando: che poi non perdoni chi non riesce a superare queste prove? Se è così, la religione diventa peggio della selezione naturale, anzi si trasforma in una selezione spirituale tra i più forti e più deboli. I primi a godere in eterno, i secondi a patire anche dopo la morte. Credo, e spero, che, almeno in questo vi sia l'equità del perdono verso chi non riesce a superare le prove, ma nel tentativo ha speso tutti i talenti assegnatigli. Chi ha orecchie per intendere...

P.S. Sulla frase cui facevo riferimento: la democrazia, comunque, esisteva solo tra i Greci antichi: se siamo ancora a definire tale il nostro paese dobbiamo farne di strada per adeguerci ai tempi, e porvi rimedio...

Fabrizio 10-2-09 h.21.35

Rispondo tramite il sito del centro giovani alla mail di Ives che è stata inserita su facebook.

Caro Ives,
"La vita non muore"
davanti a questa frase ci dobbiamo mettere tutti in ginocchio e riconoscere, ancora una volta, come le parole di vita che la vita di Gesù ispira al cuore dell'uomo siano sempre attuali, sempre presenti e tangibili nella nostra vita.
La vicenda di Eluana Englaro dovrebbe tuttavia far comprendere a tutti l'enorme bivio in cui si trova la nostra società: da una parte si leva alto il grido di chi crede fortemente nei valori della fede che professiamo, dall'altra vi è però altrettanto forte la voce dolorosa di chi vede ogni giorno spegnersi lentamente un famigliare, un congiunto.

La Vita in quanto tale è Amore, è Speranza, e credere nella volontà di Dio anche quando Egli manifesta la volontà di porci davanti a quello che Papa Giovanni Paolo II ha ribattezzato come il "Vangelo della sofferenza". E' innegabile la sofferenza del padre che vede morire la figlia, come innegabile è il dolore di chi si vede strappare una madre dalla follia omicida. Ma tutto ciò non giustifica il clamore di questi giorni, anzi, grida parole di condanna verso chi sfrutta il dolore di una famiglia per creare valide motivazioni a precise ideologie politiche.

Stiamo andando verso un momento in cui si dovrà scegliere, con coerenza e decisione quale sarà il nostro impegno di vita: se seguire i dettami della fede che professiamo oppure seguire la via più semplice, più rapida che sta prendendo corpo con l'idea di un decreto legge sulla vita o la morte delle persone, dovremo presto scegliere se ancora vale il principio secondo cui solo Dio è padrone della vita e della morte di un individuo.

Voglio credere che la Chiesa di cui tutti noi facciamo parte saprà sempre prendere una chiara e precisa posizione in merito e che saprà, attraverso i suoi ministri, farsi seguire dal suo popolo.

Personalmente ancora non so che decisione prenderò se, come credo, saremo chiamati al referedum sulla vita. In questo periodo della mia vita vorrei gridare a Dio tutta la mia rabbia ed il mio dolore e chiedergli perchè ha dovuto prendersi mio padre a 45 anni, ma d'altra parte vedo e tocco con mano ogni giorno la Grandezza del suo Amore.

Ti auguro un sereno percorso sul cammino che ti porterà ad essere pastore in mezzo a questo gregge sempre più messo alla prova dal cinismo della società.....

Un abbraccio

Fabio Sanmartino 11-02-09 h. 22.23


CIAO IVES,
GRAZIE PER AVERE CONDIVISO QUESTA PROFONDA RIFLESSIONE SUL SENSO DELLA VITA.
CONDIVIDO PIENAMENTE LA TUA IDEA SULL'ARGOMENTO E SONO PROFONDAMENTE RAMMARICATA PER L'EPILOGO CHE HA AVUTO QUESTA VICENDA.
HO SPERATO FINO ALLA FINE CHE QUELLA "SCINTILLA" POTESSE SCALDARE IL CUORE DI CHI DOVEVA DECIDERE SE UNA VITA AVESSE ANCORA IL DIRITTO, O MENO, DI "ESSERE".
TRAGGO SPUNTO DA QUANTO SCRIVI: "CHE SIGNIFICATO HA UNA VITA CHE NON PUO' ESPRIMERSI?" .... RAPPORTANDO QUESTA FRASE ALLE TESTIMONIANZE DI COLORO CHE IN QUESTI GIORNI SI SONO ESPOSTI RACCONTANDO DI ESSERE STATI IN COMA, ANCHE PER MOLTI ANNI, EPPURE IN GRADO DI PERCEPIRE, SENTIRE, COMPRENDERE TUTTO CIO' CHE ACCADEVA INTORNO A LORO, SENZA POTER DIRE E FARE NULLA, SENZA POTER SEMPLICEMENTE SUSSURRARE: "ESISTO, CI SONO, NON LASCIATEMI SOLO, PREGATE PER ME, VEGLIATE SUL MIO CORPO E CONTNUATE A SCALDARE IL MIO CUORE CON LE VOSTRE AMOREVOLI PREMURE E L'INSTANCABILE DESIDERIO DI POTERMI DIRE UN GIORNO..... "SAPEVO CHE CE L'AVRESTI FATTA!"
E SE ANCHE ELUANA, COME TANTI ALTRI, FOSSE IN GRADO DI AVVERTIRE OGNI COSA, SENTIRE TUTTO CIO' DI CUI SI E' PARLATO E SI CONTINUA A PARLARE IN QUESTI GIORNI???!!!! QUESTO E' UN PENSIERO CHE CONTINUA AD ASSILLARMI E CHE MI LASCIA ADDOSSO UN PROFONDO SENSO DI IMPOTENZA.... LA IMMAGINO CIRCONDATA DA GENTE CHE DIBATTEVA SUL COME E QUANDO "STACCARE LA SPINA"...... QUANTA TRISTEZZA NEL SUO CUORE, MISTA A RABBIA, FORSE IN QUALCHE ISTANTE LA SPERANZA CHE CAMBIASSERO IDEA, MA INFINE LA RASSEGNAZIONE..... "HANNO DECISO..... DEVO MORIRE"!!!!!!!!!!!!
E' CERTAMENTE UN ARGOMENTO MOLTO DELICATO E FORSE BISOGNEREBBE CALARSI ANCHE NEI PANNI DI CHI LE E' STATA ACCANTO IN TUTTI QUESTI LUNGHI ANNI, MA CREDO ANCHE CHE TUTTA QUESTA SITUAZIONE VOGLIA SCUOTERE LE COSCIENZE DI TUTTI, PENSO SIA UNA "PROVA" PER TUTTI NOI, IL SIGNORE SI SERVE DI OGNI MEZZO PER PARLARE AL CUORE DELL'UOMO.... A VOLTE CREDO CHE QUEI 40 ANNI DEL POPOLO D'ISRAELE NEL DESERTO NON SIANO ANCORA PASSATI....
MI UNISCO A TE NELLA PREGHIERA, CHE IL SIGNORE DONI AD ELUANA LA SERENITA' CHE LE E' STATA NEGATA IN VITA, O MEGLIO, LE DONI LA VITA CHE LE E' STATA NEGATA.
POSSA IL SIGNORE PORRE NEL CUORE DI CHI SI E' SOSTITUITO A LUI, QUALE GIUDICE E SIGNORE DELLA VITA E DELLA MORTE, PERCHE' RIFLETTA SULLA PROPRIA STORIA, SU UNA SCELTA DRASTICA E DOLOROSA CHE AMAREGGIA IL NOSTRO CUORE MA CHE NON CI DEVE ABBATTERE.... LOTTIAMO PER PROMUOVERE LA VITA, SEMPRE E COMUNQUE.
GRAZIE ANCORA.
A PRESTO, MARINA! 10 -2-09 h. 22.31

Rispondo velocemente a Fabrizio che ringrazio di cuore per aver preso così in considerazione il pensiero che vi ho rivolto.
Due ri-battute.
Il problema religioso. Il fatto che ci sia il Vaticano in Italia non comporta per forza che chi crede nella Vita sia necessariamente un servetto del Papa! In effetti purtroppo si scambia spesso ed erroneamente il Vaticano come un legislatore morale. La morale è DIVERSA dalla religione! Io crederei alla Vita anche se non fossi religioso.
In questo caso non credo ammissibile (non so cosa ne pensa un ateo) il fatto che qualcuno abbia il potere di morte in maniera arbitraria. Qui la fede c'entra ancora poco! E semmai c'entra la fede, non la religione (se la intendiamo come seguito a una istituzione)
Io ho visto morire mio padre (a casa) di tumore all'intestino e gli ho parlato sino all'ultimo minuto. Sono daccordo che l'esperienza insegna. Ma ciò che non funziona è che la mia esperienza non è mai l'esperienza dell'altro.
Quale la strada giusta? Mi verrebbe da citare Parfit, Miller, Jonas e altri filosofi moralisti ma lascio perdere ora ( che è tardi). Non ci sono ricette. Su una cosa sono daccordo. Il dialogo . Se io riesco a vedere un pezzo di Verità e tu un'altro pezzo da un altro punto di vista significa che la Verità non la possiede mai tutta qualucuno ma ciascuno una parte. Dialogando si può ampliarne la conoscenza. Ma la Verità sarà sempre più grande. Ma soprattutto, la Verità esiste! Perdonate la lunghezza. Prometto basta. La prox a voce magari.
Grazie Fabrizio.
A presto.
Ives 10-02-09 h. 23.51


Premettendo che non ho ancora letto le nuove missive di Ives e Fabrizio, dato che oggi mi sento particolarmente carico e avido di risposte a quesiti brucianti, vorrei porre un quesito a voi tutti, che siete i miei migliori amici, nudo e crudo:

Una ragazzina che viene stuprata e rimane incinta, può abortire? Oppure la Santa Chiesa si oppone?

Grazie a tutti.

Max 11-02-09 h.11.05

La Santa Chiesa si opporrebbe e, dal mio punto di vista, coerentemente con il suo scopo di difendere la vita. Non dobbiamo dimenticare che la Santa Chiesa è un'istituzione e come tale è proposta a difendere principi e, proprio per questo, non può scendere nei casi specifici. Diventerebbe poco credibile sostenere il diritto alla vita, tranne per questo caso, questo caso, questo caso. La Chiesa non fa giurisdizione, bensì cerca di trasmettere valori e principi.
A livello personale, invece, sono favorevole, e solo ed esclusivamente per questo caso, all'aborto. In tutti gli altri casi (due fidanzati a cui va male, difficoltà a sostenere un nuovo arrivato, etc.) considero l'aborto equiparabile all'omicidio. Semplicemente dovrebbe esserci da parte statale un supporto a queste situazioni, sicuramente difficili da gestire (sia da un punto di vista economico che umano).
Luca 11-02-09 h. 11.59



Come diceva Abramo: perdonatemi se parlo ancora una volta soltanto... e poi rimandiamo al limite di persona...
Vorrei solo chiarire che il giudizio (pre-giudizio?) dei cattolici "obbedienti" a una istiuzione che può essere il Papa o l'Istituzione "Chiesa" non corrisponde alla realtà! E qui sono d'accordo con quando dite rispetto a fare esperienza. Bisogna fare esperienza di Chiesa per poterne dire.
Ci sono fior di laici impegnati nel servizio ai laici, magari non religiosi, che condividono l'impegno a favore della vita solo proprio in vista dell'Uomo.
All'interno della Chiesa stessa ci sono posizioni e riflessioni diverse e all'interno della Chiesa nessuno è "costretto" a vivere in un certo modo. La Chiesa non esiste per dare delle norme e per "perdonare" chi vi si sottrae o "premiare" chi ci sta dentro.
La Chiesa esiste solo per annunciare un evento: la Resurrezione di un Uomo, Gesù di Nazareth! Non esiste neanche per rendere conto di ciò che diceva o faceva quest'uomo!
Chi crede in questo evento-persona agisce di conseguenza e vive di conseguenza. Ma nessuno è obbligato a farlo.
Da qui si può parlare di tutto. Aborto, eutanasia, rapporti prematrimoniali, masturbazione,... ecc.. Cose che non riguardano la Chiesa in linea teorica. Riguardano i fedeli come conseguenza di una loro scelta di fede.
Ma Aborto, eutanasia ecc.. non sono questioni "di fede"! Se non usciamo da questo empasse non riusciamo a parlare la stessa lingua.
I media in questo non aiutano.
Io personalmente nelle scelte che ho fatto per curare mio padre, nelle mie scelte personali (come ad esempio il celibato e altre che ora non riporto per brevità) , le vivo non per una Istituzione. Lo farei perchè ci credo e lo farei anche se non esistesse la Chiesa.
Basta così per stasera, amici! Perdonate se sono sempre lungo. A presto!
Ives 12 02 09 h 0.41

Stupro.
Premesso quanto detto prima riguardo alla Chiesa, (che non è vincolante se non sei tu a volerlo, perchè tutto nasce non dalla Chiesa per chi crede ma da Cristo stesso), ci sono dei casi in cui anche le indicazioni della Chiesa permettono l'aborto. Sono molto pochi e dovrei andare a informarmi e lo farò per correttezza nei vostri confronti.

Di fronte a situazioni di questo genere però per prima cosa è bene non riflettere " a mente calda". Uno stupro è un atto di violenza che fa rabbrividire!
Ma c'è un violentatore, una ragazza e un bambino.
La ragazza è la vittima. Il violentatore l'aggressore. L'aborto risolve in qualche modo la violenza? No. Il violentatore non resta punito. L'unico a subire è un altro innocente: il bambino che della violenza non ne può niente.
Quindi più che non si può o non si può abortire è necessario chiedersi ha senso abortire?
Non è più corretto sostenere la madre e far vivere il nascituro?
Questo è il MIO punto di vista. Non so se collima con quello della Chiesa.
A presto!
Ives 12-02-09 h. 0.51



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