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VIAGGIO A VANNES



Sapevo già che un viaggio può cambiare molte cose. Ma sperimentare è sempre qualcosa di diverso..
Ero angosciatissimo il giorno della partenza perché avevo davvero bisogno di staccare. L’estate ragazzi di quest’anno mi hanno provato più del previsto: mi è parso di non avere più mordente soprattutto con i ragazzi più grandi… ho imputato questo all’anno di seminario che mi ha impedito in parte di essere aggiornato sulle abitudini dei giovani, soprattutto non insegnando più.
Sognavo il viaggio più di ogni cosa. Partire con Carlo alla volta della mitica Bretagna. Merlino ed Artù erano tutti per noi e poi sognavo il favoloso piatto bretone dei crostacei.
Poi però i sogni si sa svaniscono all’alba. E infatti all’alba della partenza Carlo, povero lui si è ammalato e non è potuto venire. Mi spiace molto. Soprattutto per lui.
Ma io sono rimasto solo. Partire o non partire questo è il problema… Ebbene sono partito! 1200 km in macchina alla volta di Vannes!
Lunedì 18. Non avevo voglia. Così confessione, Messa da don Luigi a Pinasca. Poi un salutino a Pragelato e a pranzo ero ancora sulle montagne… Poi nel pomeriggio la macchina si è messa a fare un brutto odore. Per paura di fondere la testata mi sono fermato e mi sono preso del tempo per cercare un meccanico. Niente paura: una lievissima perdita di olio che fermandosi sull’esterno del motore caldo faceva un puzzo notevole. Nb: appena Ivan torna dalle vacanze è necessario far cambiare la guarnizione.
Il ritardo accumulato mi ha costretto nei pressi di Lione. Addio all’idea di vedere Nevers e soprattutto la bella teca di S. Bernardetta. Mi rassegno a cercare un bed e brekfast nel lionese poi quasi una calamita mi attira l’idea di vedere il S. Curato d’Ars. Le frustrazioni parrocchiali estive non hanno fatto bene al mio cammino e sono un po’ scoraggiato. S. Giovanni avrà una parola di consolazione.
Non solo una parola! Mi sono ritrovato ospite al foyer Sacerdotal Jean Paul II in qualità di seminarista. Accolto come un principe. E a bun pat. Lì ho incontrato durante la cena due sacerdoti tedeschi e abbiamo parlato. Anche loro in seminario erano i più vecchi e se la sono cavata. Il biondo diceva che ha sempre avuto dei dubbi fino alla fine. Ora che è due anni che è sacerdote si sente che era quella la strada migliore per lui. Serata: compieta davanti al mausoleo del santo. Affido a lui il Vescovo in ospedale e tutta la diocesi. E soprattutto i preti. Affido a lui anche il mio cammino.
Riparto all’alba del giorno dopo.
Martedì 19. Alle 7.30 del mattino sono a Paray le monyal. Una tappa è d’obbligo. A dispetto dell’ora presta tutto è già aperto. E mi trovo a pregare davanti a S. Margherita Maria. Chiedo la grazia di saper sopportare me stesso come faceva lei.
Partenza e poi il viaggio è monotono e solitario talvolta sotto la pioggia. Per lo più evito le autostrade. Finalmente si apre la valle della Loira.. E’ già piuttosto tardi. Non arriverò per pranzo come avevo previsto. Il cugino Roger dovrà aspettare fino ormai alla sera. Non fa niente per lui. Purchè io arrivi. Si tratta in fondo delle mie vacanze.
La valle della Loira attira la mia attenzione. Passo costeggiando il fiume. I paesini dalle bianche case si affacciano ordinati sull’argine. Dall’altra parte è tutto verde invece e qua e là, quali corolle di fantastici fiori ecco le torri di splendidi castelli che sembrano impettiti e pronti a farsi vedere dai viaggiatori di passaggio quasi a farsi salutare e ammirare. Cento chilometri magnifici. Ma lenti. Accumulo ritardo e accetto ormai dopo Tours di scendere in autostrada. Ma dopo alcune ore mi stufo e decido di uscire. Pont-chateau: ormai sono già in Bretagna. Un senso di respiro e un sorriso mi sale dal profondo. Ce l’ho fatta. Sono arrivato. Ma il viaggio non è ancora finito. Ho voglia di vedere qualocosa e una insegna mi indica “Calvaire”. Che bello, non è distante: voglio proprio vedere uno dei caratteristici calvarire di Bretagna. Ma quando giungo nello spiazzo non vedo che una collinetta e una cappellina. E poi un grande parco e qua e là delle costruzioni. Statue. Una via crucis grandezza naturale… Ma è un Sacro Monte. Visito e poi nonostante la fretta voglio saperne di più. Un francese dal nonno napoletano mi intrattiene cercando di vendermi cartoline del luogo, poi quando sente che ha di fronte un seminarista lascia perdere e a gratis mi spiega che quel luogo è stato voluto come luogo di preghiera e riflessione niente meno che da S. Luigi Maria Grignon de Montfort. Strabilio.. Mi sento chiamato. Dai miei santi favoriti. O Meglio che mi favoriscono. Dopo i vespri davanti alla sua statua riparto e ormai verso sera il navigatore satellitare mi conduce diretto alla meta. Ecco Roger Pierre. Finalmente. Un nonno di una saggezza non indifferente.
Mi accoglie nel suo appartamento all’ottavo piano. E finamlmente mi sento a casa sebbene un po’ genato dal fatto che è tutto per me.
Finalmente conosco questo parente misterioso e avvolto dal mistero. Ex lavoratore per l’aviazione civile americana e ex lavoratore per l’ambasciata americana a Parigi. Con la straordinaria passione per l’archeologia. Mi carica di pietre scheggiate del neolitico e io strabilio davanti a tutta la sua esperienza. E’ un uomo molto umile nonostante la sua posizione. Belli i giorni alla ricerca di foto dei menhir e dolmen e delle foreste bretoni, dove le campagne sembrano parlare..
Mi diverto un sacco con tutta calma. Paesini dalle tipiche case di pietra.. Dovrei scrivere pagine solo dei giorni passati con Roger. Si parla di tutto con lui. Della famiglia e del caro vita. Mercoledì e giovedì.
Una visita d’obbligo per il parente studente in teologia: il santuario di S.Anne d’Auray, la piccola Lourdes di Bretagna.
Stupendo.. Peccato il tempo poco incline a lasciarci scaldare.
Infine è ora di ripartire.
Giovedì sera ci guardiamo un film.. Il sangue dei templari.. C’è tutto: il priorato di Sion, i discendenti di Gesù e della Maddalena che sono tipo higlander. Manca solo Dan Brown. Mi rimane il dubbio: il film è stato tratto dalle idee di Brown o non è forse il famoso copione per la tivù del 56 da cui Brown ha attinto per il suo falso storico?
Il dubbio aperto non mi ha certo impedito il sonno.. forse un po’ di più l’insalata di champignon. Era eccezionale.. ma devo spiegarlo anche al mio fegato che da allora ha fatto sciopero.
Venerdì 22.
Parto all’alba ma voglio tornare ancora una volta al luogo dei megaliti. Aspetto l’apertura del negozietto e questo ritardo mi sarà un po’ fatale. Insomma alle 10 riparto da Vannes per Lione. Vi giungerò solo a sera molto tardi: alle nove e mezza dove finalmente posso risolvere la mia missione: consegnare al piccolo Jeremy la spada laser che ho preso per lui. Jocelyne mi accoglie con gioia e alla fine passo con lei , Fabien e la piccola Clhoè (si scrive così?) un week end meraviglioso. (veiFaccio il pieno di cucina francese sabato sera. E forse è quello che mi ha fatto stare male in montagna il giorno dopo. Accetto l’invito della bella famigliola di stare con loro una notte in più.E così il mio pellegrinaggio finisce a Fourviere. La grande Superga di Lione. Il santuario dedicato a Maria Teotokos. E poi passo un fine settimana con i ragazzi. Torno un po’ bambino anche io e finalmente riconosco il buon vecchio Ives che non si scompone se si scopre a giocare con e come un bimbo di 10 anni. Jeremy mi fa tenerezza perché è un po’ sballottato dal suo papà, il primo marito di mia cugina. E poi è molto dolce e troppo buono. Me ne rendo conto quando vuole fare affari al monopoli. Mi ci rivedo un po’ in lui. Temo che la sua sensibilità lo faccia poi soffrire molto come succede a me.
Ma poi so che ognuno di noi ha la sua strada. Lui non è battezzato perché il padre non vuole. E ne soffrono un po’ tutti. Lui vorrebbe ma non può. Mal che vada lo battezzo io tra qualche anno. Ne sarei felicissimo!
Ho regalato a Jeremy una piccola croce di legno da appendere al collo. Era entusiasta. E la scena di sabato sera al ristorante mi rimarrà impressa sempre. In mezzo a tutta la gente che mangiava al self service ad un certo punto dividiamo il pane e Jeremy dice siamo dei buoni cristiani perché dividiamo il pane tra noi. Poi si preoccupa della sua croce che può sporcarsi. “Meglio che la levi, no?” “Mettila solo dentro la camicia”. Ma lui : “Je suis croyant e je le fais voir” detto con una naturalezza propria di bimbo e con una potenza che viene dal suo cammino di fede che non c’è effettivamente. Guarda come lo spirito agisce! E allora mi intenerisco ancora di più. E’ il mio petit cusin.
Siccome il giorno prima non abbiamo trovato un prete per far benedire la croce e il piccolo rosario che ho regalato al piccolo fiore della sorellina di quattro anni, decidiamo di farla benedire il giorno dopo apres la Messe. E qui credo, al termine del viaggio, il più bel momento di ricarica: il giovane prete nella predica parlando della chiesa ha detto che “nella società e nella famiglia noi il nostro posto dobbiamo conquistarcelo. A volte a fatica e sgomitando. Ma nella Chiesa non è così. Il nostro posto ce lo prepara il Signore. Ed è il nostro posto. Che non dipende né da noi né dagli altri. Ma solo da LUI.
E allora ho capito molte cose… e tutto è come se rientrasse in un mosaico ben definito. Ars e i giovani preti, S. Luigi di Montfort, Fourvier, l’amore della famiglia…il mio posto nella chiesa. Non ho da preoccuparmi. Lui mi chiama. Mi dirà anche dove stare. E come. E allora basta occuparsi degli altri. Mi occuperò quest’anno di Ives e basta. La comunità non sono io a doverla costruire. Anche quella verrà da sola oppure non verrà. Pazienza.
Io mi occuperò della mia diocesi.
E abbiamo fatto benedire le cose.
Con rammarico domenica dopo la Messa sono dovuto ripartire per tornare a casa. Il viaggio non è troppo lungo da Lone. Ma sarà stato il pasto della sera prima, le pastiglie lassative o altro ma sulle montagne stavo malissimo. Mi sono fermato al pronto soccorso di Briancon e poi sono sceso piano piano verso l’Italia. Niente di grave: pressione un po’ alta e glicemia bassa. Stanchezza e forse delusione per la fine del viaggio..
Ora mi aspetta un altro viaggio: quello con i colleghi in vacanza al mare…
Questo viaggio mi ha aperto un sacco e mi ha dato molta energia: in questi giorni sto proprio rivoluzionando la casa.. E questo vuol dire che fa bene. Possibile?
Ho sperimentanto quanto sia grande l’amore del Signore per me.
Cosa posso dare in cambio? Solo me stesso.

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