Ciao a tutti i miei 4 lettori! E' iniziato l'anno paolino e anche noi lo iniziamo così. Con uno scambio epistolare tra Patrizio e Paolo il quale mi ha chiesto di dare una mano a scrivere la lettera per lui. Eccole entrambe:
Caro Paolo di Tarso,
quest’anno ricordiamo il bimillenario della tua nascita… anno più, anno meno. Venti secoli son tanti per tutti e – concedimi di dirtelo chiaro – si sentono!
Si faranno iniziative, commemorazione, convegni di studio… ma il tutto forse avrà un po’ l’odore acre dei vecchi ricordi.
Non prendertela, ma certe cose vanno dette. O meglio. Vanno domandate.
Sei proprio sicuro che i tuoi scritti oggi siano ancora leggibili?
Il mondo, la chiesa, gli uomini, i cristiani… tutti sono molto cambiati.
Non mi segui? Vuoi qualche esempio?
Cito dalla una tua lettera a Timoteo:
“Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”.
Ma dove vivi? Oggi non si può più. Siamo in regime di laicità. Devi fare attenzione a cosa dici, dove lo dici e come lo dici. L’occasione deve essere opportuna. Devi stare nei tuoi confini. Se esci dal giro, fai ingerenza, violi la privacy. E sono guai seri.
Ma è finita qui.
Tu scrivi (Cor1 1,23):
“Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”. La seconda parte è ok. Oggi come 2000 anni fa (anche se con i giudei esistono oggi interessanti punti d’incontro!). È la prima parte che scricchiola un po’. Lasciamo perdere i crocifissi nelle scuole. Il problema è che stanno anche scomparendo da tante chiese, per lasciare il posto a cristi paciocconi e rassicuranti che sembrano dire: “ma che croce… e croce… chi vuol essere mio discepolo, realizzi i suoi desideri, trovi un giusto equilibrio di vita e segua… se stesso”. Paolo mio, sii sincero, ti ci ritrovi?
Se me lo permetti, continuerei ad infierire citando la tua Lettera ai Romani (3,23)
“tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Questo non lo puoi più dire. Oggi non c’è quasi più nessuno che si sente peccatore. Se ti azzardi a dire: questo o quello è un peccato, subito ti scatta una denuncia. Ciò che ai tuoi tempi era peccato oggi è quasi tutto diritto. Come dici? Cose del mondo? No, no… anche cose di chiesa. Garantisco!
Non sei ancora convinto? Eccoti allora Ef 5,25: “voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”. Sarebbe bello, vero? Oggi si dice che la vita è troppo lunga per restare fedeli ad una sola donna o un solo uomo per tutta la vita. Meglio variare. C’è più gusto. Per la cronaca, anche l’infedeltà coniugale non è più peccato.
E non illuderti che ti vada meglio con la tua tirata della I Corinti: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità etc etc..”. Perché abbiamo pensato bene di tradurre “agape” con amore. A-M-O-R-E, capisci??
Quello che strugge il cuore, quello delle carte dei cioccolatini, quello che fa rincretinire i cinquantenni insoddisfatti e li fa partire per Santo Domingo (non lo cercare, in Paradiso non c’è!) a caccia di carne fresca. Il tuo bell’agape ridotto ad un guazzabuglio ormonale.
… Ti vedo intristito!
Scusa non volevo rovinarti il compleanno.
È che – capiscimi! – un po’ di amarezza me la devi passare. Ma, con un piccolo sforzo, anche il buio più buio si dirada… lo insegni tu.
Allo spezzare del pane, sulla via di Damasco, in catene, nell’areopago, ecco migliaia di sorelle e fratelli che hanno le tue parole impresse nello spirito, perché non hanno chiuso le porte a Cristo. Essi sono le membra del corpo che è la chiesa. E questo “corpo” respira, vive nella storia. E si fa lievito. E dilaga tra le genti nonostante le violenze, nonostante le mediocrità, nonostante le cadute, nonostante le miserie, perché “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore” (1 Cor 1, 27-32).
Queste non sono nemmeno metà delle cose che volevo scriverti, ma tant’è.
Tanti auguri, fratello Paolo.
E grazie di tutto!
Patrizio Righero
Carissimo Patrizio, fratello in Cristo.
Paolo, apostolo di Cristo per volontà di Dio. Ringrazio Dio a motivo della tua lettera e voglio fare uno strappo alla legge e scrivere ancora una volta e rispondere alla tua. Duemila anni sono tanti ma niente in confronto all’eternità. Nella realtà del Corpo Mistico di Cristo non ci sono barriere di tempo o spazio. (o avete dimenticato anche quello?!) Dici che il mio linguaggio è duro ai giorni vostri. Non conosco questo nuovo Regime, di laicità, Ai miei tempi vigevano altri regimi: l’Impero romano e in generale i pagani. Tu sei teologo e allora dimmi il termine laico non è di origine greca e non vuol dire “del popolo”? Forse ai giorni vostri ha assunto un altro significato? Laici o laicisti mi dirai differiscono dai pagani perché sono battezzati. Il battesimo non è garanzia di amore al Signore. Non dimentichi forse che anche le comunità che ho fondato, le prime parrocchie e i loro membri non erano proprio “stinchi di santo” come direste voi oggi. (che espressione orribile non trovi?). Io chiamo “santi” tutti i battezzati. Perché questo è il Battesimo. E vale in ogni tempo! Chiamatelo come volete, ma il Battesimo ci innesta nella vita di Cristo. E ci rende “santi” cioè “separati”. Non certo dagli altri ma da alcuni modi di pensare e di vivere. Altrimenti il battesimo viene tradito. Ecco perché credo sia necessario ancora ai giorni vostri annunciare il Vangelo in ogni occasione opportuna e non opportuna.
Se in passato ho scritto tanto è perché vi era tanto bisogno.
I Corinzi banchettavano tanto da ubriacarsi nelle prime Messe. E molti non capivano il valore della castità coniugale. E pensa ancora agli stolti Galati.
Ma attenzione a non cadere nell’errore di Saulo: non è l’efficienza dell’apostolo che fa buon gioco nelle cose di Dio. Ma la Sua grazia.
Dici bene: “Dio nel mondo ha scelto ciò che è debole e disprezzato per ridurre a nulla le cose che sono” (cfr 1 Cor 1, 27-28)
Nelle prime comunità erano soprattutto gli uomini e le donne con la loro fede semplice e con forse poca teologia a essere sale della terra e luce del mondo. Dammi retta, te lo dice uno che di teologia ne ha fatta un bel po’. Da buon fariseo sapevo tutto ed ero presuntuoso al punto da volere che tutti la pensassero così. Come me. Ma facevo i conti senza l’Oste. Ero talmente ostinato che ha dovuto farmi cadere da cavallo. Era bellissima la sensazione che stavo provando. Avevo avuto una soffiata. La strada battuta sotto le zampe del mio cavallo scivolava via e mi avvicinava a Damasco. Lì avrei arrestato quella banda che ancora non si chiamava cristiana. Gliel’avrei fatta vedere a quei senza Dio. Un’altra vittoria di Saulo il fariseo. Servo di Jahvè. Ero pienamente realizzato! Vivo! Libero! E con una grande missione! Stimato molto e pienamente uomo. “Equilibrato” direste voi oggi.
Quando ormai tenevo il mondo in mano mi ha fatto cadere da cavallo. Capisci? Proprio mentre ero all’apice del successo. Lo facevo Non solo per me ma anche per lo zelo verso il tempio. Per Dio.
Sono caduto e allora e solo allora ho cominciato a comprendere che il vero Servo di Jahvè era quello descritto da Isaia. Non ero io. Era Gesù di Nazaret. Quel Gesù che sembrava un debole, invece ha la potenza del Risorto. L’unico – credo anche ai vostri giorni – di cui si sappia che è ritornato dalla morte. L’unico che molti hanno incontrato e hanno detto di lui “per me vivere è Cristo e morire un guadagno”. Se ricordi , nella lettera ai filippesi ho scritto “Tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù mio … E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua resurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.” (Fil 3, 8-11) Non avete voi oggi troppa paura della morte e del sacrificio (che è una piccola morte) ? Ma proprio per paura della morte vivete come morti che camminano. E la speranza? Dove avete messo quell’Ancora che vi dice che il cielo vi attende? O pensate di aver conquistato il cielo solo perché avete scoperto la luna? Anche a Babele avevano cercato la stessa cosa. D’accordo con risultati diversi. Ma la confusione di linguaggi che vedo dall’alto è la stessa anche tra gente che parla la stessa lingua. Molti teologi addirittura si contraddicono tra loro non per delle idee diverse ma per il modo di esprimersi.
Coraggio!
La terra è ancora il giardino da costruire ma come hai detto tu si costruisce con l’Agape! Ché è l’unica cosa che rimane nelle anime. Chiamatelo come volete ma è solo l’amore, l’amore che si manifesta nel sacrificio, nella dedizione, nella fedeltà. E credo che sia solo questo l’amore. Perché l’unico amore veramente erotico, quello che muove i corpi e le anime è veramente solo quello di Agape. L’eros serve a muoversi. L’Agape fa volare. Tutto sparisce e i tempi cambiano. L’uomo è sempre lo stesso: ricerca l’amore. Pensa al mio amico Filemone. La sua libertà l’ha trovata nella fedeltà al suo padrone.
L’atteggiamento davvero vincente è proprio quello della fedeltà. In qualsiasi caso. In fondo è proprio del bambino stufarsi di un gioco e volerne subito un altro. L’adulto maturo invece è diverso. “Quando ero bambino pensavo da bambino ragionavo da bambino, ma quando sono diventato uomo ciò che era da bambino l’ho abbandonato” (I Cor 13, 11) L’adulto non è un laicista! L’adulto sa di dover correre verso un qualcosa che ha davanti che la sua nostalgia, il suo “non mi basta mai” non perde di vista (con buona pace di Nietzche che non aveva forse letto le mie lettere!). Il battezzato si muove. Per raggiungere il premio. Non si accontenta certo della Croce (che pure è l’unica porta) ma vuole raggiungere la felicità (che solo chi ha vinto la morte è davvero credibile nel promettere). Ricordi cosa ho scritto?
“Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anche io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato, proteso verso il futuro corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù in Cristo Gesù.” (Fil 3, 12-14)
Non è il risultato dei nostri sforzi che conta. Le nostre frustrazioni, le nostre delusioni pastorali a doverci abbattere e neanche il vedere i pagani andare in varie direzioni a doverci scoraggiare perché il risultato vero è Cristo. Lui HA GIA’ VINTO! A noi tocca solo il compito di correre.
E’ per questo che dopo aver incontrato Anania e gli Apostoli dopo Damasco ho ripreso il mio cavallo e ho ripreso a sentire scorrere il vento sui capelli, vedere scivolare via la terra battuta sotto il battito regolare degli zoccoli del mio destriero. Questa volta per annunciare che solo una cosa resta: la fede, la speranza, l’Amore. Ma più grande di tutte è l’Amore.
Perché Dio è Amore!
O Patrizio, “custodisci il deposito, evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza, professando la quale taluni hanno deviato dalla fede.” (1Tim 6, 20-21).
Saluta tutti quelli che in Pinerolo amano il Signore.
Ti saluta il fratello Ives che mi ha prestato la mano per questa lettera.
La grazia sia con voi!
Paolo di Tarso
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