Elen sila omen omenitelmo. Una stella brilla sull’ora del nostro incontro. Una frase che in questi due giorni a Osasco alla manifestazione tolkieniana è risuonata più volte sulle mie labbra, ma anche nel mio cuore. E devo dire non solo riferite alle tante persone incontrate e con cui si è lavorato, ma anche e soprattutto riferite all’incontro con uno straordinario personaggio, un profeta del nostro tempo che è stato Ronald Tolkien.
Si possono fare incontri anche al di là del tempo e dello spazio. E sicuramente quando ho incontrato per la prima volta a quattordici anni Tolkien non mi rendevo conto a cosa andavo incontro. Andavo incontro ad un incontro di quelli che cambiano la vita. “Esagerato!” mi sembra di sentir dire qualcuno. Forse. Ma forse non è esagerato l’entusiasmo che dona la vita? Stasera voglio permettermi di essere esagerato perché l’amore o è esagerato o non è! Ieri durante la conferenza qualcuno ha posto la domanda: è terapeutico leggere Il Signore degli Anelli? E la risposta del Prof. Maurizio Rossi è stata: non so la lettura. Ma la rilettura si. Ed è vero. Leggendo un’opera di fantasia come questa ho ripetuto a molti in questi giorni, non è il racconto a cambiare la vita, ma l’incontro con la profondità e la ricchezza dell’autore.
Quando si dice che l’opera di Tolkien è cristiana (di più: cattolica!) non è fare una esagerazione come a volte accade. In questo caso è la cattolicità dell’autore che costituisce l’ossatura dell’opera. A noi il compito solo di fare emergere questo dato di fatto. E credo in parte ci siamo riusciti.
Stasera tornavo a casa con gli amici. Non si finisce mai di discutere di Aragorn e di Frodo di Sam e della forza della debolezza degli hobbit. Ma proprio perché rimandano all’Incarnazione del Figlio di Dio, perché rimandano al potere regale del Signore che non lo esercita su un trono di potenza ma su una croce e dalla croce dice che il vero potere è l’amore, la fedeltà non la potenza e la guerra. Una signora mi ha chiesto proprio questo: nel Signore degli Anelli è pieno di battaglie e di guerre. Dove sta il messaggio cristiano? Proprio in questo: del dire che nessuna guerra è risolutiva ma solo portatrice di morte. La vera battaglia si gioca sulle scelte personali come Frodo che sceglie di portare l’anello, Sam il personaggio chiave di tutto il racconto come dice Tolkien nella lettera 93, sceglie di essere fedele anche al limite dell’assurdo, Aragorn sceglie di diventare ciò che deve essere e da ramingo torna Re di Gondor,…Bilbo sceglie di salvare la vita di Gollum sebbene questi non se lo meriti, e questi permetterà di distruggere l'Anello. Ecco le vere battaglie e le vere decisioni. La tentazione di Galadriel superata la riabilita dalla sua ribellione e caduta in disgrazia. La tentazione di Faramir viene superata grazie a una ferita profonda di rapporto col padre, mentre questi alla tentazione della disperazione non reagisce e soccombe vittima della stessa brama di potere pur nel bene.
Il Signore degli Anelli non è una storia per bambini. Non è la storiella della lotta del bene contro il male. Banale e irrealistica. Il Signore degli Anelli è uno spaccato di vita. Della vita umana di tutti i giorni. Per questo ha successo. Per questo noi abbiamo voluto farlo conoscere. Ed è singolare scoprire come abbia cambiato la vita di molti perché ha cambiato o aperto gli occhi sulla vita delle persone. Anche io sono stato aiutato nella mia scelta vocazionale da Tolkien. E credo non sia un caso che uno dei suoi figli sia diventato sacerdote cattolico tra gli anglicani. Il frutto più credibile di una verità, di una “santità” che traspare dall’opera, come scriveva a ragion veduta un fans a Tolkien anni e anni fa.
Ho trovato anche non credenti oggi. E ho sentito profondamente che ogni ribellione a Dio è frutto di una ferita che ci si porta dentro. E allora quanto è importante e fondamentale fare sperimentare l’amore che ripara le ferite. E umanamente non ce la possiamo fare. Io non ce la faccio. Non posso raggiungere ogni ferita per trasformarla in amore. Non posso fare altro che offrire la mia vita a Colui che hanno trafitto perché le sue ferite segno di amore siano frutto di una vita che è promessa per tutti. Ancora una volta la mia vita è nelle tue mani Signore. Così. Povero. Piccolo. Emotivo. Oggi e solo oggi apprezzato. Forse.
Passo davanti a una pianta di rosmarino, nella stanchezza della giornata, mi commuovo profondamente. Mi rivedo sulla tomba di Ronald e sua moglie Edith a rubare un rametto del rosmarino che vi cresce sopra, a Oxford. E sento il cuore pieno di una gratitudine per un uomo che ha dato tanto a me e a molti senza neanche rendersene conto. Ci ha parlato della speranza che viene dalla Risurrezione con la sua vita e le sue opere. Grazie Ronald. Grazie. Grazie perché a tuo modo ci porti un pezzo della vita di Dio. Sentiamo una nostalgia profonda inconsapevoli della sua fonte ma come gli elfi desiderosi di metterci in cammino per soddisfarla nel viaggio verso Lui. Una stella brilla sull’ora del nostro incontro, Tolkien. Namarie!
Wiwesh.
Si possono fare incontri anche al di là del tempo e dello spazio. E sicuramente quando ho incontrato per la prima volta a quattordici anni Tolkien non mi rendevo conto a cosa andavo incontro. Andavo incontro ad un incontro di quelli che cambiano la vita. “Esagerato!” mi sembra di sentir dire qualcuno. Forse. Ma forse non è esagerato l’entusiasmo che dona la vita? Stasera voglio permettermi di essere esagerato perché l’amore o è esagerato o non è! Ieri durante la conferenza qualcuno ha posto la domanda: è terapeutico leggere Il Signore degli Anelli? E la risposta del Prof. Maurizio Rossi è stata: non so la lettura. Ma la rilettura si. Ed è vero. Leggendo un’opera di fantasia come questa ho ripetuto a molti in questi giorni, non è il racconto a cambiare la vita, ma l’incontro con la profondità e la ricchezza dell’autore.
Quando si dice che l’opera di Tolkien è cristiana (di più: cattolica!) non è fare una esagerazione come a volte accade. In questo caso è la cattolicità dell’autore che costituisce l’ossatura dell’opera. A noi il compito solo di fare emergere questo dato di fatto. E credo in parte ci siamo riusciti.
Stasera tornavo a casa con gli amici. Non si finisce mai di discutere di Aragorn e di Frodo di Sam e della forza della debolezza degli hobbit. Ma proprio perché rimandano all’Incarnazione del Figlio di Dio, perché rimandano al potere regale del Signore che non lo esercita su un trono di potenza ma su una croce e dalla croce dice che il vero potere è l’amore, la fedeltà non la potenza e la guerra. Una signora mi ha chiesto proprio questo: nel Signore degli Anelli è pieno di battaglie e di guerre. Dove sta il messaggio cristiano? Proprio in questo: del dire che nessuna guerra è risolutiva ma solo portatrice di morte. La vera battaglia si gioca sulle scelte personali come Frodo che sceglie di portare l’anello, Sam il personaggio chiave di tutto il racconto come dice Tolkien nella lettera 93, sceglie di essere fedele anche al limite dell’assurdo, Aragorn sceglie di diventare ciò che deve essere e da ramingo torna Re di Gondor,…Bilbo sceglie di salvare la vita di Gollum sebbene questi non se lo meriti, e questi permetterà di distruggere l'Anello. Ecco le vere battaglie e le vere decisioni. La tentazione di Galadriel superata la riabilita dalla sua ribellione e caduta in disgrazia. La tentazione di Faramir viene superata grazie a una ferita profonda di rapporto col padre, mentre questi alla tentazione della disperazione non reagisce e soccombe vittima della stessa brama di potere pur nel bene.
Il Signore degli Anelli non è una storia per bambini. Non è la storiella della lotta del bene contro il male. Banale e irrealistica. Il Signore degli Anelli è uno spaccato di vita. Della vita umana di tutti i giorni. Per questo ha successo. Per questo noi abbiamo voluto farlo conoscere. Ed è singolare scoprire come abbia cambiato la vita di molti perché ha cambiato o aperto gli occhi sulla vita delle persone. Anche io sono stato aiutato nella mia scelta vocazionale da Tolkien. E credo non sia un caso che uno dei suoi figli sia diventato sacerdote cattolico tra gli anglicani. Il frutto più credibile di una verità, di una “santità” che traspare dall’opera, come scriveva a ragion veduta un fans a Tolkien anni e anni fa.
Ho trovato anche non credenti oggi. E ho sentito profondamente che ogni ribellione a Dio è frutto di una ferita che ci si porta dentro. E allora quanto è importante e fondamentale fare sperimentare l’amore che ripara le ferite. E umanamente non ce la possiamo fare. Io non ce la faccio. Non posso raggiungere ogni ferita per trasformarla in amore. Non posso fare altro che offrire la mia vita a Colui che hanno trafitto perché le sue ferite segno di amore siano frutto di una vita che è promessa per tutti. Ancora una volta la mia vita è nelle tue mani Signore. Così. Povero. Piccolo. Emotivo. Oggi e solo oggi apprezzato. Forse.
Passo davanti a una pianta di rosmarino, nella stanchezza della giornata, mi commuovo profondamente. Mi rivedo sulla tomba di Ronald e sua moglie Edith a rubare un rametto del rosmarino che vi cresce sopra, a Oxford. E sento il cuore pieno di una gratitudine per un uomo che ha dato tanto a me e a molti senza neanche rendersene conto. Ci ha parlato della speranza che viene dalla Risurrezione con la sua vita e le sue opere. Grazie Ronald. Grazie. Grazie perché a tuo modo ci porti un pezzo della vita di Dio. Sentiamo una nostalgia profonda inconsapevoli della sua fonte ma come gli elfi desiderosi di metterci in cammino per soddisfarla nel viaggio verso Lui. Una stella brilla sull’ora del nostro incontro, Tolkien. Namarie!
Wiwesh.
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Mi scuso per l'intrusione, probabilmente inopportuna, ma ci tenevo a farle sapere ciò che ho scritto; spero che il mio commento non sia sgradito.
Tanti saluti e grazie per ciò che ha scritto su un uomo così grande e meraviglioso come Tolkien.
*Liliham*
mi spiace di aver letto così tardi questo commento. Sono davvero dispiaciuto. E' graditissimo! Altrochè. Spero che attraverso le mie parole si trasmetta qualcosa che và oltre le mie parole, come quella nostalgia di Valinor che traspare dalle parole e dai gesti di Gandalf.
Sono debitore a Tolkien di molto nella mia vita. Ma come dice lui stesso noi siamo solo strumenti. Quello che passa è solo attraverso di noi. Noi non ne siamo possessori. Grazie per aver colto questo anelito.
Ives