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Bilancio del primo anno di seminario.
Con il colloquio con il Vescovo stasera dopo la Cresima dei ragazzi che ho seguito considero effettivamente concluso il primo anno di seminario.
Non saprei dire il bilancio di un anno di seminario nei termini classici. La bilancia ha solo due piaatti: tra positivo e negativo. Non funziona questo metro per la vita spirituale. Sono cresciuto in questo anno? Non so. So che ho incontrato nuove persone e ho scoperto ricchezze incredibili nelle persone che mi sono intorno. Ho incontrato anche i limiti delle persone e questo ha fatto bene a me in primis perché ho scoperto che i limiti miei sono anche quelli degli altri e che non sono un mostro più di altri.
Ho scoperto che la grandezza di un uomo sta nella sua capacità di amare. E che amare non è semplice perché ogni persona và amata in un modo diverso. Ho imparato che il criterio di fare agli altri quello che vuoi essere fatto a te non funziona perché il criterio è autocentrico e non sempre quello che fa piacere a me, fa piacere a un altro.
Io sono molto contento se uno mi chiede quello che faccio, dove vado, perché vado e in realtà mi fa soffrire quando nessuno mi domanda di quello che vivo perché io intendo con questo atteggiamento menefreghismo nei miei confronti. Ma ho scoperto vivendo insieme che la curiosità nei confronti dell’altro può essere avvertita come un’intrusione nel privato dell’esistenza. E allora bisogna misurarsi. E allora si impara ogni cosa.
Ho imparato che è importante lo studio della teologia. Perché mi sono trovato a dover discutere con gente preparata che sente il bisogno di esprimere fino al limite l’intelletto umano.
Ma ho imparato che la teologia non è tutto perché l’intelletto umano tende sempre a scivolare nella presunzione. (anche io ho fatto questo errore quando ero insegnante, e oggi mi rendo conto di quanto ho imparato dall’ignoranza degli allievi, ma allora ero troppo cieco piegarmi ad ascoltare l’ignoranza) Ho imparato che dagli altri bisogna non aspettarsi troppo ma bisogna non arrendersi di dare. Ho imparato che non devo avere paura del rifiuto perché chi ti rifiuta oggi magari domani è pronto ad accoglierti. Ho re-imparato che sono debole. Ma che la debolezza stessa è forza là dove la forza non è sufficiente all’uomo per vivere. In virtù delle ferite d’amore del Signore.
Ho imparato che posso chiedere mille volte “vieni a trovarmi”, ma che l’altro è libero di fare ciò che gli detta il suo cuore.
Ho imparato che la preghiera sta alla base di tutto ciò che è e che viviamo. Che sostiene nei momenti bui e che illumina il cammino, che apre le situazioni chiuse come pietra e ammorbidisce i cuori. Che anche nell’aridità, quando il cielo sembra chiuso e il Signore non disponibile, la preghiera scava la realtà. E tanto più è profonda l’aridità, tanto più la preghiera scava la realtà fino a produrre frutti che non speravi neanche.
Ho imparato che, se per essere me stesso devo sgomitare, non sarò me stesso ma indosserò delle maschere. Solo l’amore libera dalle catene, dai condizionamenti. Un amore disinteressato, vivo, al limite dell’assurdo. Amare sempre anche contro ogni buon senso!
Ho imparato che non devo vergognarmi di essere patetico e che anzi è il mio carisma. A teatro è sempre la scena madre che deve far scattare i brividi negli spettatori, altrimenti l’incasso può essere ottimo e gli applausi scroscianti, ma il vero successo non è raggiunto.
Voglio tutto e voglio di più. Non è un male. Voglio l’amore. Ma non mi basta amare ed essere amato. Voglio l’Amore e desidero mettermi alla scuola di Colui che conosce l’Amore. E raggiungere questa vetta per me, e per chi mi sta intorno.
Non ho imparato ad amare e ad essere amato. Ma la strada non è chiusa, e si apre. Ed è in salita. Ma non importa. Non è il successo o il benessere, neanche la realizzazione che deve stare a cuore. Ma la realizzazione dell’uomo. Ho imparato che ogni pregiudizio crolla quando incontri l’altro là dove vive. E anche questo è frutto dell’amore. Poiché o l’uomo ama o non è.
Una cosa non ho imparato. Ma perché lo so da sempre ed è dentro di me: abbiamo una Madre in Maria che è il cuore del cuore di Colui che è l’Amore. Questo mi ha insegnato un anno di seminario.
Forse è poco. Forse no. E allora?
Wiwesh

2 Comments:

  1. Cyrano Tamarro said...
    Caro Ives,
    Forse non avrò la forza nè l'autorità di dire e fare ciò che sto per dire e fare...

    Io penso che, e non voglio offenderti, un anno fa' probabilmente non saresti riuscito a dire quello che hai detto oggi e quindi penso che tu sia cambiato, cresciuto e maturato(per quanto io abbia molti anni in meno di te e forse non ti conosco così bene come mi piacerebbe)...
    Questo significa essere "migliore" rispetto ad un anno fa'? Nell'uomo non esistono le parole "migliore" o "peggiore" esiste solo "cambiamento": e questo è sempre un bene perchè significa "scuotersi da una situazione vegetale di sofferenza passiva e senza scampo."(Tolkien)

    Quindi Ives concludo questo mio breve pensiero dicendoti che sono contento della tua scelta e sono contento che questo ti abbia reso un uomo nuovo e quindi abbia mostrato le tue qualità nascoste (come in un seme, diceva sempre Tolkien).

    Una stella brilla sull'ora del nostro incontro!

    Tamarras
    Ives said...
    Ti ringrazio! Credo che la forza e l'autorità non ci vengono mai da un sistema definito. Siamo uomini sempre e non c'è età o condizione sociale che ci possa impedire di dire o fare. C'è solo noi stessi.
    Tolkien concludeva anche dicendo: "l'uomo non è mai soltanto un seme. L'uomo è allo stesso tempo seme e giardiniere." Questo credo sia un passaggio ancora da fare.

    Sono felice anche io della scelta. Mi ha cambiato. Certo. E continua..anche nei momenti di buio. La presenza tua e degli altri è più che un sostegno ma una speranza e contributo al cambiamento verso LUI. Insieme. Grazie.

    Elen sila omen 0mentielmo!!
    ...Pateticamente vostro,...
    Wiw

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