Come promesso eccovi una poesia. La vincitrice di un secondo posto al concorso P. Neruda di Pinerolo alcuni anni fa. Con una piccola riflessione personale sulla poesia. Buona lettura. Wiw
CASCATA
Gocce di amore
discendono fino
al mare di vita.
Scavando, plasmando,
donando...
germogliano la Terra
d’una meraviglia nuova
al loro passaggio
Tocca le gocce.
Sentile piano:
sono lacrime
nel palmo della mano:
sono storie, vite vere
senza gloria né chimere;
sono doni dell’amore
che risale e che non muore.
Ives Coassolo
La poesia è una o più emozioni rivestite di parole. E’ difficile poterle spiegare in realtà, e in fondo impossibile, perché chi scrive una poesia è come il sarto che cuce un vestito intorno a una emozione. Naturalmente più un vestito è bello, è elegante più è piacevole agli occhi altrui. Ma l’emozione nuda è sempre qualcosa di grande. E poiché tutti siamo capaci di emozioni, in quanto uomini, tutti siamo potenziali poeti.
Se siamo tutti potenziali poeti, siamo anche tutti potenziali critici della poesia.
E veniamo dunque a chi legge una poesia. Si pensa comunemente che il testo in versi debba esprimere l’emozione di chi l’ha scritta. Ma i poeti sanno che non è così. Anche leggere i versi di altri uomini crea emozioni. Non è detto che combacino con quelle dell’autore. Ma è importante?
A scuola le antologie sono piene di pagine di commento ai testi dei grandi: Leopardi, Carducci, Pascoli,... Quando andavo a scuola per studiare “L’infinito” mi ci volevano giornate intere. Non per le poche righe dei versi, quanto per i fiumi di carta dei commentatori.
Bellissimi o banali, sciocchi o intelligenti ma assolutamente non oggettivi! Ciascuno di noi ha una sua sensibilità ed in base a questa leggiamo in modo diverso un’opera. “M’illumino di immenso” cantava Ungaretti.
Chiudete gli occhi su queste sillabe e ascoltate la vostra mente nel vostro cuore. Pensate di leggerla in una aula di scuola coi paletti dei critici. Non viene ridotta come “l’Albatros” di Baudelaire, imprigionato tra le reti dei pescatori?
Provate a sentire queste stesse parole sulla cima di un monte o in una pianura.
A me nasce nel cuore una emozione, e per chi legge ora queste righe so che sarà una emozione diversa.
Naturalmente ad ogni uomo-poeta succede l’avvenimento che poi vestirà quei versi. A volte sono cose apparentemente banali, come oggetti (le “piccole cose di pessimo gusto” di Gozzano) o delle situazioni. (come la “cavallina storna” di Pascoli)
Anche cascata è nata così. E ora, un po' a malincuore vi svelo la scintilla che l’ha generata.
A malincuore, dico perché una volta scritta, la poesia per l’autore ha esaurito il suo compito.
Non e’ più sua. Ormai lui non e’ che un uomo che legge e ne gode.
Descrivendo la riflessione forzo la poesia perché’ influenzo chi la legge, a leggerla secondo la mia emozione.
Chiedendole dunque perdono ecco come e’ andata:
Era il 10/5/98.
Una passeggiata notturna al chiaro di luna tra i boschi in compagnia di amici tra i più speciali. Ecco una cascata. Noi ai suoi piedi come piccoli uomini davanti a qualcuno di maestoso e semplice. Ho riflettuto con Mario come l’acqua e il suo moto sia circolare ed eterno: dal mare al cielo, dal cielo nelle montagne dalle montagne fino al mare. Dove passa produce vita. Non è forse un’impronta di Dio? Della Trinità? Amore che dal Padre giunge al Figlio, il Figlio ricambia e ridona Amore al Padre in un moto circolare eterno, perpetuo tanto che Amore diventa vivo e Persona, lo S. Santo, poiché
questa dinamica produce vita. Se questa è l’immagine da contemplare (la vita) noi chi siamo? Siamo gocce di quel torrente infinito che è l’amore di Dio e dobbiamo lasciarci andare e diventare portatori di vita e di amore.
Abbiamo poi cantato e cercato di toccare l’acqua della cascata avvicinandoci il più possibile. Ci siamo attaccati alla roccia umida e scivolando come su un cornicione abbiamo raggiunto il limite esterno dell’acqua. Uno per volta abbiamo goduto di quel momento magico: l’acqua che spruzzava sulle spalle, la roccia solida sotto i piedi e in alto il cielo velato dagli spruzzi. Sopra tre stelle dell’Orsa.
Mi sono girato e con la mano ho toccato l’acqua che cadeva... e ho visto la luna come un riflettore dietro un velo d’acqua. Pochi secondi solo. Poi è venuto il tempo di chi era dopo di me e aiutarlo come io ero stato aiutato a raggiungere quella posizione tanto difficile e insieme godere in silenzio di quell’attimo di eternità.
Semplice no? Provate anche voi a scrivere... e buona poesia.
Se siamo tutti potenziali poeti, siamo anche tutti potenziali critici della poesia.
E veniamo dunque a chi legge una poesia. Si pensa comunemente che il testo in versi debba esprimere l’emozione di chi l’ha scritta. Ma i poeti sanno che non è così. Anche leggere i versi di altri uomini crea emozioni. Non è detto che combacino con quelle dell’autore. Ma è importante?
A scuola le antologie sono piene di pagine di commento ai testi dei grandi: Leopardi, Carducci, Pascoli,... Quando andavo a scuola per studiare “L’infinito” mi ci volevano giornate intere. Non per le poche righe dei versi, quanto per i fiumi di carta dei commentatori.
Bellissimi o banali, sciocchi o intelligenti ma assolutamente non oggettivi! Ciascuno di noi ha una sua sensibilità ed in base a questa leggiamo in modo diverso un’opera. “M’illumino di immenso” cantava Ungaretti.
Chiudete gli occhi su queste sillabe e ascoltate la vostra mente nel vostro cuore. Pensate di leggerla in una aula di scuola coi paletti dei critici. Non viene ridotta come “l’Albatros” di Baudelaire, imprigionato tra le reti dei pescatori?
Provate a sentire queste stesse parole sulla cima di un monte o in una pianura.
A me nasce nel cuore una emozione, e per chi legge ora queste righe so che sarà una emozione diversa.
Naturalmente ad ogni uomo-poeta succede l’avvenimento che poi vestirà quei versi. A volte sono cose apparentemente banali, come oggetti (le “piccole cose di pessimo gusto” di Gozzano) o delle situazioni. (come la “cavallina storna” di Pascoli)
Anche cascata è nata così. E ora, un po' a malincuore vi svelo la scintilla che l’ha generata.
A malincuore, dico perché una volta scritta, la poesia per l’autore ha esaurito il suo compito.
Non e’ più sua. Ormai lui non e’ che un uomo che legge e ne gode.
Descrivendo la riflessione forzo la poesia perché’ influenzo chi la legge, a leggerla secondo la mia emozione.
Chiedendole dunque perdono ecco come e’ andata:
Era il 10/5/98.
Una passeggiata notturna al chiaro di luna tra i boschi in compagnia di amici tra i più speciali. Ecco una cascata. Noi ai suoi piedi come piccoli uomini davanti a qualcuno di maestoso e semplice. Ho riflettuto con Mario come l’acqua e il suo moto sia circolare ed eterno: dal mare al cielo, dal cielo nelle montagne dalle montagne fino al mare. Dove passa produce vita. Non è forse un’impronta di Dio? Della Trinità? Amore che dal Padre giunge al Figlio, il Figlio ricambia e ridona Amore al Padre in un moto circolare eterno, perpetuo tanto che Amore diventa vivo e Persona, lo S. Santo, poiché
questa dinamica produce vita. Se questa è l’immagine da contemplare (la vita) noi chi siamo? Siamo gocce di quel torrente infinito che è l’amore di Dio e dobbiamo lasciarci andare e diventare portatori di vita e di amore.
Abbiamo poi cantato e cercato di toccare l’acqua della cascata avvicinandoci il più possibile. Ci siamo attaccati alla roccia umida e scivolando come su un cornicione abbiamo raggiunto il limite esterno dell’acqua. Uno per volta abbiamo goduto di quel momento magico: l’acqua che spruzzava sulle spalle, la roccia solida sotto i piedi e in alto il cielo velato dagli spruzzi. Sopra tre stelle dell’Orsa.
Mi sono girato e con la mano ho toccato l’acqua che cadeva... e ho visto la luna come un riflettore dietro un velo d’acqua. Pochi secondi solo. Poi è venuto il tempo di chi era dopo di me e aiutarlo come io ero stato aiutato a raggiungere quella posizione tanto difficile e insieme godere in silenzio di quell’attimo di eternità.
Semplice no? Provate anche voi a scrivere... e buona poesia.
2 Comments:
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torno a casa per qualche ora di pausa dopo la prima settimana e cosa ti trovo? 2 posts??? che bello... ne commento solo uno, perchè devo riprendermi per tornare, stasera stessa, di fronte alla sorgente zampillante di ogni grazia...
snif (sono raffreddato,cosa credi?)...
ti affido il compito di salutare tutti i seminaristi, rassicurarli sulla misura del mio girovita (non è ancora scesa la pancetta), dire a dario che faccia lui quello che doveva fare ma che io gli avevo detto di non fare perchè io non posso farlo e quindi lo deve fare lui (lui capisce), abbracciare e scusarmi con tutti perchè sabat sera non ho salutato come si conveniva (ero in giro per la città più bella del mondo, dopotutto), e già che ci sei ti affido la ricerca... vedi se trovi il modo di farti f... scusa, mi sono fatto prendere la mando dall'acidità...
ciau balengo!
(fa leggere questo messaggio a mattia: GIOCA A SCACCHI CON IVES, PERCHè ALTRIMENTI SI ARRUGGINISCE E IO NON HO FATTO L'ANTITETANICA)
grazie
pace e bene!
Girerò il tutto a tutti. Anche a Mattia!Scuse comprese.. Non so se eri in giro nella città più bella del mondo ma sicuramente la compagnia contribuiva a renderla tale, eh eh. Ti saluta Manuel!
A scacchi non si trova davvero più con chi giocare.. Sto insegnando alla mia criceta. A proposito: don Beppe dice che dalla santa sede faranno un documento apposito per i seminaristi e i loro animaletti....
Stai potente e cerca di non metterti a parlare da solo, mi raccomando!
Ti anticipo gli auguri di tutti! Buona settimana!!!! Oh, guarda che preghiamo per te! Vedi di non farci fare brutta figura!! wiw