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SOLITUDINE O NO?

Ciao a tutti! Finalmente un pò di aggiornamento.. Prima di dedicarvi alcune mie opere e poesie, vorrei condividere con voi un pensiero di Thomas Merton che mi ha aiutato un sacco in questo periodo. Mi serve per calibrare le mie relazioni che tendono ad essere sempre un pò possessive da parte mia... o no?!

Mi fa piacere ricevere dei vostri commenti a riguardo!!
Un abbraccio a tutti!! State potenti! (nb.: l'ateismo rende impotenti!!!!) Wiw.


IL MISTERO DELL’ALTRO

Una persona è tale in quanto possiede un segreto ed è una solitudine tutta sua che non può venire cominicata a nessun altro. Se amo una persona amerò quello che fa di essa una persona: la segretezza, il nascondimento e la solitudine del suo essere individuale che Dio solo può penetrare e comprendere.
Un amore che irrompe nell’intimità spirituale dell’altro per porre a nudo tutti i suoi segreti e porre un assedio di importunità alla sua solitudine, non lo ama: cerca di distruggere quello che vi è di meglio in lui e ciò che è più intimamente suo.
La compassione e il rispetto ci rendono capaci di conoscere la solitudine dell’altro, facendocelo trovare nell’intimità della nostra stessa solitudine interiore.
Questi sentimenti ci fanno scoprire i suoi segreti nei nostri stessi segreti. Se invece di corroderlo con l’indiscrezione, frustrando così ogni nostro desiderio di manifestargli l’amore che gli portiamo, noi rispettiamo il riserbo della sua solitudine interiore, gli saremo uniti con un’amicizia che accresce in entrambi la somiglianza tra noi e con Dio. Se rispetto la solitudine del mio fratello, la conoscerò dal riflesso che getta, attraverso la carità, sulla solitudine dell’anima mia.
Un tale rispetto per i valori più profondi nascosti nell’altro è ben più che un obbligo di carità. E’ un debito che per giustizia abbiamo verso ogni essere, ma soprattutto verso coloro che, al pari di noi, sono stati creati ad immagine di Dio.
La nostra mancanza di rispetto verso l’intima solitudine spirituale degli altri, riflette un nascosto disprezzo per Dio stesso. Essa scaturisce dal grossolano orgoglio dell’uomo caduto, che vuol mostrarsi un dio impicciandosi di tutto quello che non lo riguarda. L’albero della scienza del bene e del male ha dato ai nostri progenitori il gusto di conoscere cose all’infuori di Dio, in una maniera tale che non le fa conoscere giustamente, di trovarle, di conoscerle e di amarle come sono. La giustizia originale conferiva alle anime nostre il potere di amare bene, di accrescere il nostro retaggio di vita amando gli altri per il loro bene. Il peccato originale ha conferito all’anima nostra il potere di amare in un modo che distrugge, di rovinare l’oggetto del nostro amore consumandolo, con nessun altro risultato se non quello di aumentare la nostra indigenza interiore.
(Th. Merton, Nessun uomo è un’isola)

Se dobbiamo amare sinceramente e con semplicità dobbiamo innanzi tutto superare il timore di non essere amati. E questo non si può fare costringendoci a credere in una illusione, dicendo che siamo amati quando non lo siamo. Dobbiamo in un modo o nell’altro strapparci la più grande illusione che abbiamo su noi stessi, riconoscere francamente in quante cose non siamo da amare, discendere nelle profondità del nostro essere, fino a giungere alla realtà fondamentale che è in noi e imparare a vedere che siamo da amare dopo tutto e malgrado tutto!
Questo è un lavoro difficile. Può venire fatto efficacemente solo in tutta una vita di umiltà genuina. Ma prima o poi dobbiamo distinguere tra quello che non siamo e quello che siamo. Dobbiamo accettare il fatto di non essere quello che ci sarebbe piaciuto essere. (…)
Dobbiamo trovare il nostro vero essere in tutta la sua povertà essenziale, ma anche nella sua dignità tanto grande e tanto semplice: creato per essere un figlio di Dio e capace di amare con un po’ della sincerità stessa di Dio e del suo altruismo.
Sia la povertà che la nobiltà del nostro essere interiore consistono nel fatto che esso è “capacità” di amore.
Può essere amato da Dio, e quando è da lui amato può rispondere al suo amore per imitazione può volgersi a lui con gratitudine, adorazione e dolore, può volgersi verso il prossimo con compassione e misericordia e generosità. (Th. Merton Nessun uomo è un’isola)


2 Comments:

  1. Anonimo said...
    Vediamo se si riesce a commentare in pace...
    iv
    Anonimo said...
    ciao... volevo dirti grazie, e augurarti buona settimana vocazionale! coraggio wiw, sei forte! guardiamo avanti, non dietro, puntiamo alto, non in basso...
    se non sembrasse un po' sdolcinato ti direi ti voglio bene, però lo dico lo stesso, tanto capisci che voglio dire...
    pax et bonum amicus, procedamus in pacem!

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